L’importanza del ruolo della donna nel mondo del lavoro è un fatto riconosciuto. Numerosi sono invero gli studi che dimostrano come il ruolo femminile, sia in ambito lavorativo, sia in ambito economico, finanziario e sociale, abbia un impatto significativo sullo sviluppo e sulla crescita di un Paese. La sostanziale realtà è che la famiglia moderna per poter raggiungere oggi un certo livello di benessere debba avere entrambi i coniugi attivi lavoratori.
In Italia l’impianto normativo esistente sembra garantire una
sostanziale parità giuridica per quanto riguarda le regole di accesso al lavoro
unitamente alle regole di svolgimento dello stesso e il trend è muoversi in
un’ottica di progressiva eliminazione delle discriminazioni fondate sul genere
e di adozione di sempre maggiori tutele. Malgrado tutte queste premesse le norme, da
sole, come si evince dai questi dati Eurostat non sono tuttavia sufficienti a garantire una concreta ed effettiva situazione
di pari opportunità e di pari trattamento.
Il primo bilancio, "ancora parziale", degli effetti
del 'lockdown' primaverile sul mercato occupazionale conta, tra il secondo
trimestre del 2019 e quello del 2020, 470.000
posti sfumati (-4,7%) per
le donne. E, su 100 impieghi persi al tempo del
Coronavirus (in tutto 841.000, secondo dati Istat), quelli femminili "sono
il 55,9%", mentre il versante maschile "ha dato prova di maggior
tenuta", registrando un decremento del 2,7%. A tirare le somme la
Fondazione studi dei consulenti del lavoro, che ha realizzato un'indagine sulla
condizione femminile in questa fase economica di grande difficoltà per il
nostro Paese, sottolineando come a subire le
penalizzazioni più forti siano state le addette inquadrate con contratti a
termine (-327.000, con una discesa del 22,7%).
In primo luogo va evidenziato come, comunque, sulle spalle di
circa 3
milioni di madri impiegate si sia assemblato un carico di stress
"elevatissimo" perché, a scuole chiuse, hanno dovuto
garantire la presenza al lavoro e, nel contempo, assistere la prole impegnata
nella didattica a distanza.
Occupate, in ogni caso, svantaggiate nel periodo di
affanno generale, anche perché, argomentano i professionisti, prevalentemente
in forze nei settori più funestati dall'emergenza Covid-19: sono stati in larga misura "i
servizi, tradizionale bacino di impiego femminile, a pagare il costo più caro", come avvenuto nel "sistema turistico, ricettivo e
ristorativo, dove le donne rappresentano la maggioranza dell’organico.
Il turismo
è infatti da sempre uno dei settori che vede più donne impiegate, ma in Italia è uno dei pochi settori che vede attive più donne che
uomini, donne che spesso sono meritatamente in posizioni preminenti rispetto agli
uomini.
Da considerare infine che il comparto turistico in cui c'è una preponderante maggioranza di lavoratrici è quello dell'intermediazione (agenzie viaggio, tour operator e biglietteria) dove le donne rappresentano il 73% della forza lavoro. Il comparto dell'intermediazione, in assoluto il più penalizzato tra i vari comparti turistici, è caratterizzato dalle competenze tecniche più specifiche e strategiche per la ripartenza della logistica turistica e della connettività post covid.





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