Come sappiamo e ho analizzato in
un precedente post stiamo vivendo una crisi senza precedenti, caratterizzata da
incertezza e disomogeneità geografica, fattori che ne determinano
un’oggettiva difficoltà di capirne la fine. Questa situazione e le rigide
regole per gestirla stanno determinando una crisi senza precedenti del settore
turistico. Ad oggi non sono possibili i viaggi in e out con paesi extra cee
(solo per motivi di lavoro o necessità comprovata). Molti paesi della comunità
europea prevedono tamponi e quarantene obbligatorie.
In questo contesto il business
travel è penalizzato da un lato dal affermazione crescente delle conference
call (Zoom, Team, Meet, Instagram, Skype ecc.) e dagli obblighi dei tamponi per
poter accedere alle fiere. Le crociere (i cui flussi turistici fino a pochi
mesi fa erano visti con diffidenza dalle località) già molto penalizzate dai
fatti della Diamond Princess in Giappone, possono prevedere praticamente solo
itinerari di prossimità e dalle regole rigidissime.
La domanda turistica è ai minimi storici, ma è ulteriormente penalizzata dalla mancanza oggettiva di prodotto, la maggior parte delle rotte aeree e molti aeroporti per difficoltà di riempimento sono al momento sospesi.
Incredibile come proprio nel momento in cui sta avendo tutto ciò si riconosca al Turismo la capacità e le potenzialità di creare lavoro e ricchezza. Lo stato italiano in questa situazione ha dato un supporto importante a tutta l’economia tramite la cassa integrazione, ha permesso a milioni di persone di sopravvivere, ma fatto più importante ha bloccato i licenziamenti, permettendo a milioni di persone, seppur con i suoi ritardi, di sopravvivere, ma in sostanza di avere ancora un lavoro. Allo stesso tempo ha in sostanza bloccato completamente il mondo del lavoro!
Il
mercato del lavoro italiano continua ad essere infatti caratterizzato da una
sostanziale paralisi, scattata a partire dalle prime settimane dell'emergenza
Covid. La pandemia ha fatto d'altra parte impennare le ore di cassa
integrazione, che sono balzate dell'881% in sette mesi sull'intero anno
precedente.
Nei primi
cinque mesi dell'anno le assunzioni sono calate del 43% rispetto ai primi
cinque mesi del 2019, scendendo da 3,14 milioni a 1,79 miloni. Un drastico
blocco all'ingresso che riflette quello in uscita posto dal governo, con il
divieto di licenziamenti che resterà in vigore almeno fino alla metà di novembre
con la possibilità di ulteriori estensioni. Per quel che riguarda la cassa integrazione, invece, il dato
aggiornato a luglio dice di 482,7 milioni di ore di cassa integrazione e fondi
di solidarietà autorizzati nel mese, ancora in crescita del 10% rispetto a
giugno. Il 99% delle ore di Cig ordinaria, deroga e fondi di solidarietà sono
state autorizzate con causale "emergenza sanitaria Covid-19". Nel
complesso nei primi sette mesi dell'anno le ore autorizzate sono state oltre
2,7 miliardi con un aumento dell'881% sull'intero anno precedente; quelle
relative soltanto alla causale Covid sono state 2,53 miliardi.
Negli Stati Uniti dove invece non c’è stato
questo genere di supporto, ma dove il mondo del lavoro è molto più dinamico è avvenuto
che la disoccupazione è passata nel primo mese di pandemia dal 4% al 14%, ma ad
oggi, grazie al suo dinamismo, pur non essendo ancora passata la crisi il dato
si è invece ridimensionato ad un 8% di disoccupazione. Il mercato del lavoro italiano non è però così dinamico!
In primo luogo relativamente al turismo invito tutti a riflettere a quello che sta succedendo in tutti quei paesi in cui il turismo ha uno share molto più alto del nostro e che in sostanza l’intera economia gira intorno al turismo. Tutto ciò si sta traducendo in disoccupazione ed in povertà generalizzata con tutto ciò che ne consegue in termini di stabilità economica e politica!
A livello mondiale STATISTA a
Giugno aveva registrato che i tre settori più penalizzati c'erano Leisure&Hospitality e Transportation :
Oggi, sempre Statista, prevede che le persone che
rischiano di perdere il proprio lavoro nel turismo siano 100 milioni nel solo
2020.
Che cosa succederà quindi in
Italia quando e se terminerà il blocco sui licenziamenti?
I lavoratori in Europa sono 228
milioni! Usando la proporzione che UNTWO applica al turismo, 1 persona su 10
lavora nel nostro settore. I lavoratori del settore dovrebbero essere quindi
22,8 milioni. Se a perdere il lavoro saranno effettivamente 13 milioni, ciò
significa che saranno il 57% della forza lavoro turistica.
Applicando la stessa percentuale ai
numeri ufficiali italiani stiamo parlando di più di 1.225.000 persone. E’ un
numero pazzesco, ma che tra le righe ci è già stato comunicato il 7 settembre
2020 da Ansa e Travelquotidiano -
Istat: a rischio chiusura sei imprese del turismo su dieci
“Circa sei imprese del turismo ogni dieci. Tante sono le realtà dell’industria dei viaggi che
potrebbero non farcela, piegate della crisi innescata dall’emergenza sanitaria.
Lo rivela una memoria sul decreto Agosto consegnata dall’Istat alla commissione
Bilancio del Senato.
Stando a quanto riporta l’Ansa, in generala in Italia oggi sarebbe a
rischio il 38% delle imprese nazionali, ma tale percentuale salirebbe
sensibilmente nei comparti legati al turismo: si parla infatti del
57,8% degli operatori dell’ospitalità, del 66,5% di quelli della ristorazione e
di oltre sei società su dieci dei comparti dello sport, della cultura e
dell’intrattenimento.”
Questi numeri sono spaventosi e
molto preoccupanti, ma sono reali o sono semplicemente coloro che avrebbero
perso il lavoro se lo stato italiano non avesse previsto la cassa integrazione,
bloccando i licenziamenti anche per il turismo? Sono numeri reali, riduttivi o
eccessivi, alla luce del fatto che la maggior parte delle aziende turistiche
italiane sono PMI a gestione famigliare?
In questi giorni mi sono
confrontato in proposito con molti colleghi e il commento è stato unanime, se
la situazione non cambia, se non si aprono i confini, se il sentiment non migliora, questo status d’incertezza generalizzata rispetto al Covid-19 non
cambia e non impariamo a convivere con questa situazione …. a perdere il lavoro
non saranno 800, 1mln o 2mln di persone, lo perderemo tutti il lavoro, perché a
queste condizioni e con questa reddittività non si può lavorare e sono
pochissime le attività turistiche che possono andare avanti.
Il problema è però secondo me ancora più ampio e sottovalutato in maniera direttamente proporzionale a quanto è sottovalutato il settore turistico nel nostro paese. Nel turismo non lavorano o meglio di turismo non vivono solo gli albergatori, gli addetti ai trasporti, i ristoratori, le guide turistiche o gli agenti di viaggio. Nel turismo italiano lavorano anche tutti quei settori e quei professionisti che hanno attività nelle migliaia di piccole, medie e grandi località turistiche, la cui economia locale con percentuali direttamente proporzionali alle presenze turistiche quotidiane gira intorno a questo settore. I turisti (soprattutto gli stranieri) fanno shopping, apprezzano i nostri prodotti artigianali e agroalimentari, comprano vino e formaggio (non solo nei ristoranti); i loro alloggi turistici danno lavoro ad elettricisti, idraulici, carpentieri e falegnami. I turisti in e out per chi non lo avesse ancora capito (concept alla base delle policy turistiche francesi) sono i veri ambasciatori del Made in Italy.







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