La situazione a fine agosto è molto complessa. In termini generali la principale difficoltà di un’analisi credibile è determinata dal incertezza derivante dal fatto che il Covid-19 non si è e non si sta sviluppando in maniera omogenea e pertanto che se da un lato è oggi praticamente ovunque, il fatto che si sia manifestato nei diversi paesi in maniera completamente disomogenea e non coordinata da una linee comuni, rende soluzioni e previsioni ancora più difficili da intavolare, soprattutto per un settore come il nostro in cui le logiche trans-frotaliere legate al viaggio sono invece imprescindibili.
Il vaccino e la sua diffusione è identificata da molti come
la soluzione che dovrebbe farci uscire da questa situazione. La cruda realtà è che
a parte i numerosi annunci da parte di diversi leader mondiali per cui il
vaccino sarà pronto prima della fine del 2020, gli esperti prevedono che
difficilmente si potrà avere un vaccino sicuro prima del 2021, ma soprattutto
che la produzione e distribuzione di detto vaccino in maniera da risolvere il
problema non potrà avvenire prima dei prossimi 12 – 18 mesi.
Lo sviluppo disomogeneo del Covid-19, le diverse policy applicate nei diversi paesi, i tempi necessari per la distribuzione del vaccino e lo stato d’incertezza derivante sono infatti premesse di un prolungarsi della crisi del settore. In questi scenari presentati a fine luglio da McKinsey è evidente che in questo momento è molto difficile fare previsioni sul ritorno alla normalità dell’economia. Nel settore turistico la pianificazione ha un ruolo importantissimo e in questa situazione è praticamente impossibile fare pianificazioni. Molti ritengono che sia più opportuno congelare tutte le attività, agire in altro modo è azzardo!
Tutto ciò sta determinando una crisi economica mondiale, ma
in particolare l’andata in tilt del sistema turistico internazionale. In numeri
UNWTO ha confermato che se detta crisi dovesse interrompersi a fine dicembre il
crollo rappresentato in questo settore sarà del -78% a livello internazionale. Ad
oggi la maggior parte degli addetti al settore identificano marzo 2021 come il
momento di ripresa effettiva dei viaggi internazionali, molti ritengono invece
che non si tornerà alla normalità prima del 2023.
Il turismo è un settore che ha da sempre le seguenti
caratteristiche finanziarie. Una crescita costante e abbastanza omogenea. Un
giro d’affari e pertanto un potenziale cash flow enorme. Margini e ricavi molto
ridotti. Tutto ciò ha determinato uno sviluppo negli ultimi due secoli
esponenziale, un rapporto molto forte con le banche, che oggi invece gli hanno
sostanzialmente girato le spalle e riserve finanziarie da parte delle aziende
molto ridotte.
In altre parole il turismo non era e non è strutturato in
maniera tale da sostenere una crisi del genere. Le compagnie aeree, rimaste a
terra per diversi mesi e da mesi con programmazione ridotta, pre-covid avevano
un utile medio di € 6 per seggiolino. Le OTAs (online travel agency) e i tour
operators avevano un margine contributivo medio del 1% sul giro d'affari. E’ evidente che tutte
queste aziende non sono in grado di sostenere una crisi così prolungata.
Nessuna delle aziende del settore è di fatto in grado di sostenerla.
Per questo motivo gli stati si stanno muovendo per sostenere
a livello mondiale i comparti più strategici di questo settore con supporti
economici senza precedenti e non prevedibili/compatibili fino a qualche mese fa ad
esempio con le regole della comunità europea.
In Italia, dato il supporto che sta dando lo stato alla
filiera in termini di cassa integrazione, credito garantito e potenzialmente
credito a fondo perduto non è possibile al momento licenziare, il problema si
presenterà nel momento in cui questi supporti e pertanto questi divieti
decadranno. A livello worldwide il settore turistico è al momento il più
penalizzato in termini di licenziamenti, che cosa faranno quindi le aziende
italiane alla luce di questo prolungarsi della crisi? Il tema è molto
importante, in quanto le professionalità turistiche sono certamente ad alto
valore di know how.
In altre parole dato che il valore delle aziende turistiche sono collegate direttamente al valore del know dei loro dipendenti che cosa succederà in un settore che perderà il suo know how e pertanto il suo valore intrinseco. Quanto impatterà sul economia e sulla domanda interna la potenziale perdita del posto di lavoro dei 3.500.000 – 4.000.000 persone che lavorano in maniera diretta o indiretta in questo settore?







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