Obiettivi, Valori e Ideali per un Turismo Migliore in Italia

Obiettivi e Valori di Tourism4Italy

 L'intento di questa lista di obiettivi e valori strategici è migliorare il settore turistico italiano. Il motivo per cui li pubblico e ...

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mercoledì 21 ottobre 2020

CREA&TICKET arriva sul mercato Italiano

 

La piattaforma ERP (B2B) multicanale per la gestione del mercato esperienziale. Perfetta per i viaggi di prossimità in totale sicurezza

 

Arriva sul mercato italiano la soluzione Crea&Ticket.  Il sistema-piattaforma ERP (B2B) volto ad ottimizzare i processi di vendita e gestione del mercato esperienziale. “Il momento non è certamente il più propizio per lanciare una nuova azienda sul mercato italiano, ma questa soluzione tecnologica in realtà risponde a molti bisogni di questa fase così delicata. Il prodotto di prossimità è l’unico al momento disponibile e il turismo esperienziale è l’unico in grado di dare valore e attrattività al prodotto turistico locale attraverso un viaggio che porta alla riscoperta della storia, dei punti di forza e delle tradizioni di un territorio. L’Italia in questo contesto, come sappiamo, ha molto da offrire di univoco in termini culturali, agro-alimentari e artigianali, ma anche più banalmente in termini di Shopping e Made In Italy”, dichiara Luca Adami, Country Sales Manager Italia di Crea&ticket.  



Crea&ticket si rivolge a tutti coloro che gestiscono attività esperienziali sul territorio, trasferimenti, visite culturali, corsi di cucina o fotografia, trekking e visite guidate a piedi o in bicicletta. La piattaforma è ormai sul mercato Spagnolo da diversi anni e grazie alla sua accessibilità economica (canoni modulari con soluzioni che partono da € 32 mensili) è perfetta per  DMC, Tour Operator,  Agenzie di Viaggio e guide locali; in altre parole è fatta a misura di portafoglio per tutte le centinaia di PMI che caratterizzano il mercato locale italiano. Crea&Ticket, grazie alle sue caratteristiche ed esperienza è un’ opportunità e investimento, che potrebbe nel futuro permettere di andare contro l’appiattimento ripetitivo del turismo industriale e nel presente di andare a coprire i diversi target e bisogni che la situazione contingente impone oggi alla clientela. 

“Il mercato esperienziale, da sempre, ma mai come in questo momento ha una domanda sotto data e direttamente in destinazione;  la realtà odierna è pertanto che chi viaggia, anche in prossimità, non è nelle condizioni di pianificare in questo stato di incertezza e decide quindi giorno per giorno cosa fare sulla base del meteo e dell’evolversi della situazione; spesso fa scelte determinate da ciò di cui viene a conoscenza in loco o in ogni caso nel momento in cui è nelle condizioni di decidere se e come muoversi. Ciò impone al fornitore di servizi delle scelte tecnologiche in grado di rendere fruibile il proprio prodotto. In termini commerciali la parola d’ordine è rendere accessibile il proprio prodotto in maniera multicanale e Crea&Ticket da questo punto di vista è un channel manager che permette la vendita tramite OTAs, Agenzie di Viaggi e partner locali (ad esempio hotel, ristoratori e negozianti), centralizzando tutti i processi in un unico back office. In termini logistici il fornitore di servizi ha in questo momento il dovere di rendere fluidi tutti i suoi servizi per evitare code, assembramenti e sovrapposizione di troppe persone nelle attività che propone e anche da questo punto di vista la soluzione Crea&Ticket, grazie alla possibilità di gestire ogni attività per fascia oraria, è perfetta per evitare tutto questo genere di problematiche”, dichiara Gines de Biedma, CMO di Crea&Ticket.    


“Tutto ciò allo stesso tempo rende questa sfida, di cui abbiamo tutti gli elementi di base, molto importante sia in termini distributivi che tecnologici. In sostanza la distribuzione commerciale di esperienze e attività in destinazione è il mercato su cui si stanno concentrando maggiormente le attenzioni degli attori dell’industria turistica, in quanto quello con più alto livello di potenziale e crescita, ma soprattutto a caccia di nuove fonti di reddito ad alto valore aggiunto e di commissioni di intermediazione interessanti. Le esperienze in destinazione sono però da sempre un terreno di esclusiva competenza dei piccoli operatori locali. Il prodotto c’è, ma la sfida determinante per le PMI, anche individuali, è rappresentato dall’aspetto tecnologico per distribuirlo, trasformandosi in sostanza da imprese artigianali a industriali. Al momento il mercato è saturo di sovrapposizioni di prodotto che giocano sul prezzo, quando il nostro paese e la domanda offre invece una copertura di prodotto potenziale nei luoghi meno congestionati senza paragoni al mondo sia in termini culturali che puramente esperienziali. In questo contesto la digitalizzazione, la multicanalità e un’operatività logistica in grado di rendere esponenziali la vendita di questi prodotti, tramite processi veloci e certificati è fondamentale non solo per accedere al mercato, ma soprattutto per gestirlo operativamente direttamente in destinazione in queste condizioni di emergenza. La risposta a tutto ciò è la soluzione informatica di Crea&ticket”, conclude Luca Adami.

lunedì 19 ottobre 2020

Pesca e Turismo Esperienziale

 

In un post precedente ho parlato di Turismo Esperienziale e Marketing Territoriale suggerendo quanto questa nicchia di mercato esplorata molto a parole, ma molto poco nei fatti possa rendere unica e più attraente una destinazione rispetto alle moltissime che il mercato mondiale propone. Oggi parlo di Pesca per due motivi, in primo luogo in quanto io adoro il pesce e vivendo a Milano è un qualcosa che associo immediatamente alla vacanza e in secondo luogo provocatoriamente in quanto raramente sento parlare di  pesca e turismo (si parla molto di più di turismo e cultura, vino, olio ecc), quando invece secondo me sono due mondi che vanno e dovrebbero andare a braccetto.  

In alcune zone la pesca è ancora una professione attraente, ma in linea di massima è sempre più difficile per i pescatori e le loro comunità vivere di sola pesca. Il reddito e i posti di lavoro creati con il turismo possono contribuire a diversificare l’economia e il mercato del lavoro locali, oltre ad apportare un reddito integrativo alle famiglie dei pescatori e ad assicurare, in certi casi, la sopravvivenza stessa della loro attività di pesca.

I grandi armatori di pescherecci esportano il loro pesce in altri mercati, i medi e piccoli tramite cooperativa generalmente riforniscono i mercati locali delle loro regioni. Tutti riforniscono i ristoranti e i flussi turistici locali. I pescatori delle località turistiche, in base alle stagionalità turistiche pescano e ricercano pesci di natura e valore diverso. In altre parole oltre a essere fonte di reddito integrativa per le famiglie dei pescatori e altri abitanti della zona, il turismo può aiutare a promuovere la vendita di prodotti ittici locali grazie a molteplici attività che vanno dalla vendita diretta ai turisti, alla promozione del prodotto presso i ristoranti del posto, a eventi locali dedicati all’attività e ai prodotti della pesca. Facendo perno su attività tradizionali come la pesca è possibile richiamare visitatori alla ricerca di un’esperienza più genuina, e favorire così un turismo più sostenibile e capace di valorizzare e arricchire la comunità locale.


ATTIVITÀ E ATTRAZIONI

  • escursioni di pescaturismo (accogliere i turisti a bordo dei pescherecci per vedere i pescatori al lavoro)
  • visite a vivai di frutti di mare o ad attività di acquacoltura
  • visite guidate ai porti pescherecci
  • centri di interpretazione
  • osservazione delle attività di pesca e/o visita dell’ambiente marino a bordo di imbarcazioni turistiche
  • escursioni di pesca o siti di pesca sportiva
  • feste tradizionali e sagre del pesce
  • sport acquatici

GASTRONOMIA

  • ristoranti di pesce
  • bancarelle di frittura
  • pescherie, aste e mercati
  • vendita diretta dai pescherecci 
  • corsi di cucina

ALLOGGIO

  • Alloggio in case di pescatori
  • Alberghi a tema incentrati sulla pesca
  • Alloggio con vitto escluso con circuito di ristoranti pesce convenzionati

In altre parole una promozione congiunta aiuta a ridurre i costi, e si possono ottenere importanti sinergie promuovendo i rispettivi servizi.

Diversificando le loro attività per agganciarsi al mercato turistico, i pescatori e le loro famiglie possono integrare il loro reddito, ad esempio proponendo gite a bordo dei pescherecci, pernottamenti nelle loro case, offerta di prodotti ittici locali. Un complemento che può limitare la dipendenza delle famiglie dal reddito incerto e incostante della pesca. Per di più, le nuove competenze acquisite nel settore turistico possono costituire un vantaggio competitivo sul mercato del lavoro. Il turismo può contribuire all’economia generale della zona con le opportunità di lavoro o le fonti di reddito integrativo per gli abitanti locali, costituite per esempio da negozi, ristoranti o altri tipi di servizi. I maggiori introiti provengono non solo dalla spesa diretta dei visitatori ma anche dalle società che forniscono loro i servizi, senza contare che tutto ciò si traduce naturalmente in un maggiore potere di acquisto per la popolazione locale con tutto ciò che ne consegue in termini di indotto.  

Con i visitatori, aumenta il numero dei potenziali consumatori di pescato locale, sia come vendita diretta sia nei ristoranti. Inoltre i turisti si aspettano di degustare piatti locali quando visitano una zona e sono spesso ben disposti a provare quelle che per loro sono delle novità, in altre parole sono i clienti ideali per specie sotto utilizzate, e se impareranno ad apprezzarle ne acquisteranno ancora quando torneranno a casa. I flussi turistici, collegati alla pesca, se effettivamente aumentano creano anche l'esigenza di allevamenti (in vasche marine) locali e in sostanza una maggiore domanda può indurre la nascita anche di attività più industriali, multi target e volte ad incentivare in questo modo anche la parità di genere in un settore invece prevalentemente maschile.



Le nuove fonti di reddito possono quindi contribuire a evitare che i pescatori abbandonino la professione e a rendere il settore più attraente per le generazioni future. In più, integrando il reddito con attività legate al turismo, i pescatori possono mantenere (o aumentare) il reddito familiare con meno catture, riducendo la pressione sulle risorse ittiche. Proponendo attività legate alla loro professione, senza contare che  i pescatori, acquisendo un contatto diretto con i consumatori, possono contribuire anche alla sensibilizzazione dei consumatori sull’importanza della pesca sostenibile e di fare scelte responsabili.

Al giorno d’oggi pochi giovani prendono in considerazione la professione della pesca, ma un’azione di sensibilizzazione e l’opportunità di incontrare dei pescatori e osservarli al lavoro possono incoraggiare più giovani a prendere in considerazione questa carriera. Sottolineando l’importanza della pesca per l’identità e l’attrattiva di una zona si rafforza anche la capacità del settore di influire sulle decisioni locali. Ai pescatori stessi potrà fare piacere la possibilità di illustrare al pubblico la loro professione e la loro vita.

In sostanza anche nel caso della Pesca si può aumentare la collaborazione locale e ottimizzare la filiera in termini di produzione, promozione e reddittività simmetrica e sinergica tra diversi settori.

martedì 13 ottobre 2020

Turismo esperienziale e marketing territoriale

 La domanda è cambiata! Spesso quando si parla di Internet nel turismo, se ne parla troppo focalizzati in termini di e-commerce e canale di vendita, senza concentrarsi su ciò che ha veramente cambiato il mercato. Da un lato l’accesso alle informazioni (sulle destinazioni e le modalità di vacanza), ma soprattutto l’influenza che tutto ciò ha avuto e sta avendo sui nostri gusti e il nostro crescente individualismo tribale.  


C’era una volta il turismo di massa, in sostanza quello che in cui i tour operator tradizionali proponevano attività in destinazione, con uno schema ripetitivo delle esperienze, ma oggi la realtà è che chi viaggia decide spesso giorno per giorno cosa fare sulla base del meteo, ma soprattutto di cose che è venuto a conoscenza in loco. Il turismo esperienziale, integrato con il territorio, dovrebbe invece permettere di personalizzare una destinazione attraverso una customizzazione della vacanza, creando in sostanza una destinazione univoca, originale e quindi più attrattiva e interessante. Tutto ciò è sintetizzabile con la parola marketing territoriale e connota il turismo esperienziale come l’esatto contrario del turismo di massa in cui le proposte erano generiche, standardizzate, ma soprattutto ripetitive e rivolte un po' a tutti.

Il turismo esperienziale può diventare uno strumento per attuare il marketing territoriale ovvero dare valore e attrattività al prodotto turistico locale attraverso un viaggio che porta alla riscoperta della storia, dei punti di forza e delle tradizioni di un territorio.

L’Italia in questo contesto ha molti vantaggi competitivi. In primo luogo come sappiamo ha molto da offrire di univoco in termini culturali, agro-alimentari e artigianali, ma anche più banalmente in termini di Made in Italy, Shopping ed entertainment (siamo simpatici e goliardici tanto quanto gli spagnoli).  Un altro vantaggio competitivo in questo senso è rappresentata dal nostro maggiore svantaggio competitivo in termini industriali, il panorama ricettivo nazionale è composto da migliaia di PMI, DMC, Tour Operator e Agenzie di Viaggio, ma che proprio grazie alla polverizzazione in termini economici in futuro potrebbero garantire una maggiore creatività nelle proposte esperienziali che renderemo fruibili al cliente. Tutto ciò ci potrebbe in altre parole permettere di andare contro l’appiattimento ripetitivo del turismo industriale e permetterci di andare a coprire diversi target e bisogni di clientela diversa.


Tutto ciò allo stesso tempo rende questa sfida, di cui abbiamo tutti gli elementi di base, molto importante sia in termini distributivi che tecnologici. In sostanza la distribuzione commerciale di esperienze e attività in destinazione è il mercato su cui si stanno concentrando maggiormente le attenzioni gli attori dell’industria turistica, in quanto quello con più alto livello di potenziale e crescita, ma soprattutto a caccia di nuove fonti di reddito ad alto valore aggiunto e di commissioni di intermediazione interessanti.. Le esperienze in destinazione sono però da sempre un terreno di esclusiva competenza dei piccoli operatori locali. Il prodotto c’è, ma la sfida determinante per le PMI, anche individuali, è rappresentato dall’aspetto tecnologico per distribuirlo. Al momento il mercato è saturo di sovrapposizioni di prodotto che giocano sul prezzo, quando il nostro paese e la domanda offre invece una copertura di prodotto potenziale nei luoghi meno congestionati senza paragoni al mondo sia in termini culturali che puramente esperienziali. In questo contesto la digitalizzazione, la multicanalità e un’operatività logistica in grado di rendere esponenziali la vendita di questi prodotti, tramite processi veloci e certificati è fondamentale non solo per accedere al mercato, ma soprattutto per gestirlo operativamente direttamente in destinazione. 


 



lunedì 28 settembre 2020

I turisti stranieri in Italia e anelli deboli del prodotto inbound (italiano)

 In un precedente post avevo illustrato quanto e come il turismo mondiale stia crescendocon una certa velocità e quanto invece l’Italia, seppur crescendo, non sia allineato con questi Trend Internazionali, ma caratterizzato da un andamento in sostanza discontinuo e molto legato a fattori esterni.

In questo grafico la Banca d’Italia mostra la crescita mondiale della domanda turistica, comparata con la domanda potenziale e la spesa dei turisti stranieri in Italia, confermando in sostanza la tesi del mio post precedente.

Che cosa o quale nicchia di mercato non ci permette di crescere come gli altri paesi?  


In primo luogo è importante definire che 80% dei turisti inbound in Europa sono europei e l'Italia rispetto agli altri paesi Europei ha in ogni caso una percentuale maggiore di turisti che provengono dagli Stati Uniti e dal Asia, fatto che dovrebbe determinare delle performance migliori rispetto agli altri paesi, ma come abbiamo visto ciò non avviene.


Un altro elemento molto interessante da rilevare è che l’Italia è allineata per viaggi di Lavoro agli altri paesi europei (13,6% Vs 14%), al di sotto della media per VFR, religione e salute (27% Vs 20%) e ha una media più alta di viaggi leisure che in Europa è del 59% e che nel caso dell’Italia raggiunge il 66%, anche questo dato dovrebbe confermare delle performance migliori rispetto agli altri paesi.   



La distribuzione della spesa turistica sul territorio nazionale appare più concentrata di quanto non lo siano le risorse turistiche, col rischio di mancato sfruttamento di alcune e di sovrautilizzazione di altre. Le regioni del Nord Est e del Centro intercettano la gran parte dei flussi turistici internazionali, anche grazie alla presenza di Roma, Firenze e Venezia, città che pressoché qualsiasi turista straniero che venga in Italia mira a visitare almeno una volta: nel 2017 l’incidenza di queste due macro-aree sulla spesa degli stranieri era del 27 e del 33 per cento, rispettivamente. Il Nord Ovest ha solo di recente visto rafforzarsi la propria posizione nei confronti dei viaggiatori internazionali, arrivando a rappresentarne il 25 per cento della spesa. È soprattutto nel Mezzogiorno però che appare più evidente lo scollamento fra flussi di viaggiatori internazionali e potenziale turistico: sebbene l’area rappresenti il 78 per cento delle coste italiane, ospiti i tre quarti del territorio appartenente a Parchi nazionali e accolga più della metà dei siti archeologici e quasi un quarto dei musei, nel 2017 la spesa degli stranieri nel Mezzogiorno era pari ad appena il 15 per cento del totale, per quanto in miglioramento dal 10 della fine degli anni Novanta. Anche la spesa dei turisti italiani è notevolmente concentrata a livello geografico, con il Nord Est che assorbe più d’un terzo della spesa totale. Il Mezzogiorno segue con il 25 per cento, grazie ai buoni risultati del turismo estivo e balneare, che in parte compensano un’ancora bassa capacità attrattiva nel turismo culturale, nonostante la ricchezza del suo patrimonio artistico-culturale.



 A mia opinione però non è solo un problema Nord VS SUD Italia. In questa analisi della Banca d’Italia rileviamo che +40% dei turisti stranieri vengono in Italia per motivi culturali, +14% per motivi balneari, il 5% (in calo dal 2010) per i laghi e al 3,7% in forte calo per turismo montano. 




La media dei soggiorni in località balneari in Europa è invece del 46%, ma sappiamo anche che altre regioni costiere europee hanno valori di internazionalità molto più alti: in Spagna, nelle Baleari, la percentuale media di stranieri che pernottano nelle strutture ricettive è dell’87%, alle Canarie dell’82%, sulle coste del Andalusia è del 51%. In Grecia, nelle isole dello Ionio, il tasso di internazionalità è vicino al 84%. Più vicina alle nostre realtà solo il dato della Provenza dove gli stranieri sono il 42%.


In generale quindi emerge una crescente centralità delle motivazioni culturali nella scelta dei turisti stranieri di visitare l’Italia: in questa tipologia di viaggio ricade circa il 60 per cento della spesa degli stranieri in vacanza in Italia (era attorno al 40 nella prima metà degli anni Duemila). Nello stesso periodo le vacanze rurali e in montagna hanno ristagnato; Le vacanze in montagna hanno infatti registrato una riduzione significativa del numero dei pernottamenti fra il 2010 e il 2017. Dal 2010 al 2017 il prodotto rurale ha contribuito per meno di un ventesimo della crescita della presenza di turisti stranieri in Italia (1,0 per cento in media all’anno) ed il Nord in ogni caso raccoglie oltre l’ottanta per cento dei flussi turistici internazionali.


Le vacanze balneari, pur in ripresa negli ultimi anni, sono cresciute a tassi  molto inferiori rispetto alla media delle altre coste mediterranee. L’unicità del patrimonio culturale italiano – arricchita ad esempio di altri contenuti come la qualità della cucina e l’eccellenza del made in Italy – dovrebbe essere un vero e proprio vantaggio competitivo per il nostro paese, particolarmente apprezzato soprattutto fra i viaggiatori provenienti dai paesi più lontani, ma anche se dal 2010 al 2017 il prodotto mare ha contribuito per un quarto della crescita della presenza di turisti stranieri in Italia. Più dei due terzi dei flussi turistici relativi alle vacanze al mare riguardano destinazioni con un livello di urbanizzazione medio basso e con una più scarsa dotazione di patrimonio culturale. Perché le destinazioni balneari crescono meno delle altre aree e soprattutto perché crescono quelle che non godono dei nostri vantaggi competitivi rispetto alle altre aree?

In sostanza leggendo semplicisticamente questi dati gli anelli deboli del nostro turismo inbound sono  a mia opinione il mezzogiorno (Centro, Sud e Isole),  la mancata integrazione verticale delle destinazioni con quelli che sono i nostri vantaggi competitivi riconosciuti nel mondo quali cultura, made in Italy, biodiversità ed enogastronomia ed il potenziale inespresso delle destinazioni balneari, che, sebbene molto apprezzate dai turisti italiani,  non si sono mai affermate sui mercati internazionali, e almeno il recupero di quanto perso su montagna e laghi negli ultimi anni.