Obiettivi, Valori e Ideali per un Turismo Migliore in Italia

Obiettivi e Valori di Tourism4Italy

 L'intento di questa lista di obiettivi e valori strategici è migliorare il settore turistico italiano. Il motivo per cui li pubblico e ...

sabato 24 ottobre 2020

Crisi, tensione e polarizzazione sociale nell’era digitale

 

Che cosa è la polarizzazione socialePolarizzazione è un termine della fisica che identifica un processo per il quale si vengono a creare due polarità contrapposte, ovvero la concentrazione separata di due forze di valore opposto in uno stesso corpo. Se estendiamo il termine alla sociologia, polarizzazione identifica la concentrazione di valori e idee opposti in seno alla società, dunque la tendenza della popolazione a schierarsi per uno dei due poli.

Il territorio politico più fertile per i fenomeni di polarizzazione sociale è il populismo, in quanto essendo basato sotto molti aspetti sull’estremità degli schieramenti, favorisce ed alimenta la polarizzazione delle società.

LA PIRAMIDE DEI BISOGNI DI A. MASLOW. Nel 1954 lo psicologo Abraham Maslow propose un modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una gerarchia di bisogni, disposti a piramide, in base alla quale la soddisfazione dei bisogni più elementari è condizione necessaria per fare emergere quelli di ordine superiore.


La logica della piramide di Maslow è semplicistica, ma perfetta per capire qual è il processo evolutivo dei bisogni personali. La situazione attuale sta impattando sulla piramide dei nostri bisogni in maniera diversa, ma facilmente schematizzabile in base a questa logica. Semplicisticamente chi soddisfa i bisogni primari, può aspirare ai bisogni sociali (affetti e autostima) e chi ha quelli sociali ai bisogni del sé.  Le condizioni attuali impattano su ciascuno di noi in maniera profondamente diversa, ma è evidente che chi non soddisfa i bisogni primari in questo momento legittimamente difficilmente ha interesse a investire sugli affetti con tutto ciò che ne consegue. L’accentuarsi di queste problematiche evidentemente faranno crescere le priorità individuali e pertanto la polarizzazione economica e sociale. Chi invece soddisfa i bisogni primari continuerà ad aspirare ai bisogni sociali in sostanza diventando sempre più intollerante per chi aspira solo ai valori primari.

In questo momento, sebbene certamente e crescentemente penalizzati dalla riduzione del potere d’acquisto, abbiamo settori che continuano ad andare bene, altri come il turismo, la ristorazione e attività commerciali che sono più o meno in lockdown; lavoratori in nero e partite ive che sono senza reddito, cassa integrati che non prendono i soldi da mesi, statali e persone che per loro fortuna non hanno visto intaccare il proprio reddito. La situazione è oltre che essere drammatica economicamente, fatto che di per sé già destabilizza, crea forte disparità economica e concreta  polarizzazione di posizioni diverse.     

In questo contesto stiamo vivendo anche un altro fenomeno che secondo me contribuisce non poco a creare problemi. Stiamo vivendo una profonda accelerazione nel processo di digitalizzazione. Tutto ciò era già in atto, ma a causa delle limitate libertà di movimento, contatto sociale e logistiche, tutti noi non solo stiamo diventando più digitali, ma, riprendendo il modello di Maslow, stiamo andando a compensare gran parte dei bisogni sociali con quanto avviene online. Tutto ciò per le logiche del mondo online può anche essere vissuto come un placebo, ma può innescare fenomeni molto pericolosi.  


Il primo pericolo è che Online gli individui generalmente tendono a concentrarsi su un numero limitato di fonti di notizie, ciò determina una riduzione delle modifiche o evoluzione delle nostre opinioni; semplicisticamente ognuno di noi tende a concentrarsi su un numero limitato di testate giornalistiche. Ciò determina un’ulteriore radicalizzazione delle posizioni.

Il secondo pericolo è invece una questione di PNL (programmazione neuro linguistica). Una tecnica di comunicazione volta a ottimizzare i propri risultati tramite le parole e alcune tecniche di persuasione. Chiunque ne abbia una minima conoscenza sa bene che la lusinga e il complimento fatto al momento giusto rende il tuo interlocutore più debole e in sostanza più manipolabile. I social network, oggi in sostanza gestiti da algoritmi e AI, sono fatti in modo di proporti i post e contenuti per cui l’utente ha maggior propensione, in maniera da alimentare il tuo interesse nei loro confronti, ma anche rendere l’utente più manipolabile. In altre parole online e nei social in particolare più tu vedi contenuti in linea con i tuoi pensieri e convinzioni (fatto molto semplice per loro in base all’utilizzo dei cookie e algoritmi collegati) e più diventi manipolabile e quindi ricettivo ai loro messaggi pubblicitari. In altre parole per effetto di tutto ciò i social network tendono a formare comunità segregate e gli utenti tendono a concentrarsi su narrazioni e visioni specifiche e quindi a riunirsi in determinati gruppi, al fine di rafforzare la propria visione del mondo. Per questo nei social viene registrata sempre più tensione e aggressività tra le persone. Non sono altro che individui, normalmente tranquilli, che sentendo supportate le loro opinioni dai loro gruppi di riferimento diventano inevitabilmente più aggressivi.

In tutto questo contesto di profonda crisi, tensione politica populista quello che fino a pochi mesi era uno degli strumenti per la gestione dei social network, sta diventando in questo momento il focolaio di ulteriori problematiche di polarizzazione sociale che sinceramente faccio fatica a capire in questo momento dove potrebbero portarci. 


mercoledì 21 ottobre 2020

CREA&TICKET arriva sul mercato Italiano

 

La piattaforma ERP (B2B) multicanale per la gestione del mercato esperienziale. Perfetta per i viaggi di prossimità in totale sicurezza

 

Arriva sul mercato italiano la soluzione Crea&Ticket.  Il sistema-piattaforma ERP (B2B) volto ad ottimizzare i processi di vendita e gestione del mercato esperienziale. “Il momento non è certamente il più propizio per lanciare una nuova azienda sul mercato italiano, ma questa soluzione tecnologica in realtà risponde a molti bisogni di questa fase così delicata. Il prodotto di prossimità è l’unico al momento disponibile e il turismo esperienziale è l’unico in grado di dare valore e attrattività al prodotto turistico locale attraverso un viaggio che porta alla riscoperta della storia, dei punti di forza e delle tradizioni di un territorio. L’Italia in questo contesto, come sappiamo, ha molto da offrire di univoco in termini culturali, agro-alimentari e artigianali, ma anche più banalmente in termini di Shopping e Made In Italy”, dichiara Luca Adami, Country Sales Manager Italia di Crea&ticket.  



Crea&ticket si rivolge a tutti coloro che gestiscono attività esperienziali sul territorio, trasferimenti, visite culturali, corsi di cucina o fotografia, trekking e visite guidate a piedi o in bicicletta. La piattaforma è ormai sul mercato Spagnolo da diversi anni e grazie alla sua accessibilità economica (canoni modulari con soluzioni che partono da € 32 mensili) è perfetta per  DMC, Tour Operator,  Agenzie di Viaggio e guide locali; in altre parole è fatta a misura di portafoglio per tutte le centinaia di PMI che caratterizzano il mercato locale italiano. Crea&Ticket, grazie alle sue caratteristiche ed esperienza è un’ opportunità e investimento, che potrebbe nel futuro permettere di andare contro l’appiattimento ripetitivo del turismo industriale e nel presente di andare a coprire i diversi target e bisogni che la situazione contingente impone oggi alla clientela. 

“Il mercato esperienziale, da sempre, ma mai come in questo momento ha una domanda sotto data e direttamente in destinazione;  la realtà odierna è pertanto che chi viaggia, anche in prossimità, non è nelle condizioni di pianificare in questo stato di incertezza e decide quindi giorno per giorno cosa fare sulla base del meteo e dell’evolversi della situazione; spesso fa scelte determinate da ciò di cui viene a conoscenza in loco o in ogni caso nel momento in cui è nelle condizioni di decidere se e come muoversi. Ciò impone al fornitore di servizi delle scelte tecnologiche in grado di rendere fruibile il proprio prodotto. In termini commerciali la parola d’ordine è rendere accessibile il proprio prodotto in maniera multicanale e Crea&Ticket da questo punto di vista è un channel manager che permette la vendita tramite OTAs, Agenzie di Viaggi e partner locali (ad esempio hotel, ristoratori e negozianti), centralizzando tutti i processi in un unico back office. In termini logistici il fornitore di servizi ha in questo momento il dovere di rendere fluidi tutti i suoi servizi per evitare code, assembramenti e sovrapposizione di troppe persone nelle attività che propone e anche da questo punto di vista la soluzione Crea&Ticket, grazie alla possibilità di gestire ogni attività per fascia oraria, è perfetta per evitare tutto questo genere di problematiche”, dichiara Gines de Biedma, CMO di Crea&Ticket.    


“Tutto ciò allo stesso tempo rende questa sfida, di cui abbiamo tutti gli elementi di base, molto importante sia in termini distributivi che tecnologici. In sostanza la distribuzione commerciale di esperienze e attività in destinazione è il mercato su cui si stanno concentrando maggiormente le attenzioni degli attori dell’industria turistica, in quanto quello con più alto livello di potenziale e crescita, ma soprattutto a caccia di nuove fonti di reddito ad alto valore aggiunto e di commissioni di intermediazione interessanti. Le esperienze in destinazione sono però da sempre un terreno di esclusiva competenza dei piccoli operatori locali. Il prodotto c’è, ma la sfida determinante per le PMI, anche individuali, è rappresentato dall’aspetto tecnologico per distribuirlo, trasformandosi in sostanza da imprese artigianali a industriali. Al momento il mercato è saturo di sovrapposizioni di prodotto che giocano sul prezzo, quando il nostro paese e la domanda offre invece una copertura di prodotto potenziale nei luoghi meno congestionati senza paragoni al mondo sia in termini culturali che puramente esperienziali. In questo contesto la digitalizzazione, la multicanalità e un’operatività logistica in grado di rendere esponenziali la vendita di questi prodotti, tramite processi veloci e certificati è fondamentale non solo per accedere al mercato, ma soprattutto per gestirlo operativamente direttamente in destinazione in queste condizioni di emergenza. La risposta a tutto ciò è la soluzione informatica di Crea&ticket”, conclude Luca Adami.

lunedì 19 ottobre 2020

Pesca e Turismo Esperienziale

 

In un post precedente ho parlato di Turismo Esperienziale e Marketing Territoriale suggerendo quanto questa nicchia di mercato esplorata molto a parole, ma molto poco nei fatti possa rendere unica e più attraente una destinazione rispetto alle moltissime che il mercato mondiale propone. Oggi parlo di Pesca per due motivi, in primo luogo in quanto io adoro il pesce e vivendo a Milano è un qualcosa che associo immediatamente alla vacanza e in secondo luogo provocatoriamente in quanto raramente sento parlare di  pesca e turismo (si parla molto di più di turismo e cultura, vino, olio ecc), quando invece secondo me sono due mondi che vanno e dovrebbero andare a braccetto.  

In alcune zone la pesca è ancora una professione attraente, ma in linea di massima è sempre più difficile per i pescatori e le loro comunità vivere di sola pesca. Il reddito e i posti di lavoro creati con il turismo possono contribuire a diversificare l’economia e il mercato del lavoro locali, oltre ad apportare un reddito integrativo alle famiglie dei pescatori e ad assicurare, in certi casi, la sopravvivenza stessa della loro attività di pesca.

I grandi armatori di pescherecci esportano il loro pesce in altri mercati, i medi e piccoli tramite cooperativa generalmente riforniscono i mercati locali delle loro regioni. Tutti riforniscono i ristoranti e i flussi turistici locali. I pescatori delle località turistiche, in base alle stagionalità turistiche pescano e ricercano pesci di natura e valore diverso. In altre parole oltre a essere fonte di reddito integrativa per le famiglie dei pescatori e altri abitanti della zona, il turismo può aiutare a promuovere la vendita di prodotti ittici locali grazie a molteplici attività che vanno dalla vendita diretta ai turisti, alla promozione del prodotto presso i ristoranti del posto, a eventi locali dedicati all’attività e ai prodotti della pesca. Facendo perno su attività tradizionali come la pesca è possibile richiamare visitatori alla ricerca di un’esperienza più genuina, e favorire così un turismo più sostenibile e capace di valorizzare e arricchire la comunità locale.


ATTIVITÀ E ATTRAZIONI

  • escursioni di pescaturismo (accogliere i turisti a bordo dei pescherecci per vedere i pescatori al lavoro)
  • visite a vivai di frutti di mare o ad attività di acquacoltura
  • visite guidate ai porti pescherecci
  • centri di interpretazione
  • osservazione delle attività di pesca e/o visita dell’ambiente marino a bordo di imbarcazioni turistiche
  • escursioni di pesca o siti di pesca sportiva
  • feste tradizionali e sagre del pesce
  • sport acquatici

GASTRONOMIA

  • ristoranti di pesce
  • bancarelle di frittura
  • pescherie, aste e mercati
  • vendita diretta dai pescherecci 
  • corsi di cucina

ALLOGGIO

  • Alloggio in case di pescatori
  • Alberghi a tema incentrati sulla pesca
  • Alloggio con vitto escluso con circuito di ristoranti pesce convenzionati

In altre parole una promozione congiunta aiuta a ridurre i costi, e si possono ottenere importanti sinergie promuovendo i rispettivi servizi.

Diversificando le loro attività per agganciarsi al mercato turistico, i pescatori e le loro famiglie possono integrare il loro reddito, ad esempio proponendo gite a bordo dei pescherecci, pernottamenti nelle loro case, offerta di prodotti ittici locali. Un complemento che può limitare la dipendenza delle famiglie dal reddito incerto e incostante della pesca. Per di più, le nuove competenze acquisite nel settore turistico possono costituire un vantaggio competitivo sul mercato del lavoro. Il turismo può contribuire all’economia generale della zona con le opportunità di lavoro o le fonti di reddito integrativo per gli abitanti locali, costituite per esempio da negozi, ristoranti o altri tipi di servizi. I maggiori introiti provengono non solo dalla spesa diretta dei visitatori ma anche dalle società che forniscono loro i servizi, senza contare che tutto ciò si traduce naturalmente in un maggiore potere di acquisto per la popolazione locale con tutto ciò che ne consegue in termini di indotto.  

Con i visitatori, aumenta il numero dei potenziali consumatori di pescato locale, sia come vendita diretta sia nei ristoranti. Inoltre i turisti si aspettano di degustare piatti locali quando visitano una zona e sono spesso ben disposti a provare quelle che per loro sono delle novità, in altre parole sono i clienti ideali per specie sotto utilizzate, e se impareranno ad apprezzarle ne acquisteranno ancora quando torneranno a casa. I flussi turistici, collegati alla pesca, se effettivamente aumentano creano anche l'esigenza di allevamenti (in vasche marine) locali e in sostanza una maggiore domanda può indurre la nascita anche di attività più industriali, multi target e volte ad incentivare in questo modo anche la parità di genere in un settore invece prevalentemente maschile.



Le nuove fonti di reddito possono quindi contribuire a evitare che i pescatori abbandonino la professione e a rendere il settore più attraente per le generazioni future. In più, integrando il reddito con attività legate al turismo, i pescatori possono mantenere (o aumentare) il reddito familiare con meno catture, riducendo la pressione sulle risorse ittiche. Proponendo attività legate alla loro professione, senza contare che  i pescatori, acquisendo un contatto diretto con i consumatori, possono contribuire anche alla sensibilizzazione dei consumatori sull’importanza della pesca sostenibile e di fare scelte responsabili.

Al giorno d’oggi pochi giovani prendono in considerazione la professione della pesca, ma un’azione di sensibilizzazione e l’opportunità di incontrare dei pescatori e osservarli al lavoro possono incoraggiare più giovani a prendere in considerazione questa carriera. Sottolineando l’importanza della pesca per l’identità e l’attrattiva di una zona si rafforza anche la capacità del settore di influire sulle decisioni locali. Ai pescatori stessi potrà fare piacere la possibilità di illustrare al pubblico la loro professione e la loro vita.

In sostanza anche nel caso della Pesca si può aumentare la collaborazione locale e ottimizzare la filiera in termini di produzione, promozione e reddittività simmetrica e sinergica tra diversi settori.

mercoledì 14 ottobre 2020

La disonestà in tempo di crisi


L’onestà è un lusso. Se sei una persona fortunata, essere onesto è, a mia opinione, un dovere! Se poi la tua fortuna arriva dai tuoi genitori o dai tuoi antenati questa non è più un’opinione, ma è proprio un dovere nei loro confronti, non puoi rovinare il loro “nome” e ciò che hanno costruito nella loro vita comportandoti in maniera disonesta! Sarebbe diffamante nei loro confronti. L’onestà in ogni caso premia, se per ottenere qualcosa nel breve può anche essere furbo comportarsi in maniera disonesta, sul lungo periodo penalizza sempre! Questo è per me un valore fondante, cioè una di quelle convinzioni attorno a cui ruota la mia identità personale, alla base del mio codice morale e della mia visione della vita.

Tutto ciò può sembrare banale, ma in questo momento siamo in una situazione di crisi e ognuno di noi è chiamato a tirare una riga per capire quali sono i valori fondanti che non sono modificabili e pertanto non negoziabili. Questo è importante in quanto le crisi personali e generalizzate possono aprire delle aree grigie in cui i valori precedentemente considerati non negoziabili diventano passibili di revisione.  



In tempi normali non è difficile essere onesti! Le persone, soprattutto quelle disoneste,  capiscono subito che sei onesto, al massimo ti derubano, ma difficilmente ti propongono qualcosa di disonesto. Sei onesto! Non gli conviene, non riescono a prevedere quali potrebbero essere le tue reazioni in proposito e non gli conviene condividere i loro intenti in proposito. Difficilmente pertanto le persone disoneste (coloro che lo sono per arricchirsi personalmente) entrano in affari con le persone oneste e viceversa. E’ innegabile che, anche in tempi normali, tutto ciò fa perdere molte opportunità, l’integrità proprio per queste motivazioni non piace a tutti e personalmente sono cosciente e mi è stato confidenzialmente confermato, che proprio per questa mia palese integrità ho perso molti treni, ma dove mi avrebbero portato questi treni?  

Non fraintendetemi capisco le persone non fortunate che per fame, diventano disoneste anche perché in fondo a loro non piace essere disonesti; forse proprio per questo scrivo in questo momento questo post. Queste agiscono in maniera disonesta per necessità, ma gli ricordo che sul lungo periodo è l’onestà ad essere premiata. A tutti loro ricordo inoltre che anche la maggior parte delle organizzazioni criminali, “disonesti eccellenti”, cercano oggi di limitare al massimo violenza e micro-criminalità nelle loro aree di influenza, non tanto per questioni deontologiche, ma piuttosto in quanto sono coscienti che tutto ciò crea problemi.


Esiste però un’altra categoria di disonesti che condanno in maniera assoluta. Questi si nascondono in mezzo a noi e sono i narcisisti maligni (persone talmente ego-riferite da essere capaci di giustificare qualunque cosa per ottenere riconoscimenti). Sono generalmente mentitori seriali (amano mentire, in quanto lo considerano una forma di potere appagante nei confronti degli altri). Loro sono veri e propri professionisti della manipolazione, che essendo sostanzialmente più o meno psicopatici sono più pericolosi dei disonesti. Questi amano interagire-manipolare-fare affari con persone oneste. Empatia, resilienza ai maltrattamenti, sentimentalismo e integrità rendono le loro vittime più facili e più attraenti da gestire con le menzogne. Tutto ciò gli dà più piacere che con i disonesti (loro pari) non applicano in quanto sono troppo pericolosi. Costoro in un momento di crisi, essendo più difficile ottenere dei risultati, possono dare il peggio di loro per ottenere quello che vogliono; è come se la crisi rendesse più cronica la loro psicopatia. Il maggior pericolo è proprio il fatto che tendono a circondarsi da persone oneste, che in sostanza considerano a loro inferiori in quanto manipolabili, per affermare il loro potere e migliorare la propria immagine alla stregua dei tanti riconoscimenti di cui sono costantemente in cerca per appagare il loro EGO.

Loro meritano tutto il mio disprezzo. Riconoscerli, anche se generalmente sono persone fortunate e molto capaci, non è però così difficile. Mentono anche quando non è necessario, parlano spesso male degli altri, in particolare delle loro vittime, ma soprattutto quando avviene qualcosa di imputabile a loro è sempre colpa degli altri e sono loro che hanno subito un’ingiustizia. Vi ricorda qualcuno tutto ciò? 

martedì 13 ottobre 2020

Turismo esperienziale e marketing territoriale

 La domanda è cambiata! Spesso quando si parla di Internet nel turismo, se ne parla troppo focalizzati in termini di e-commerce e canale di vendita, senza concentrarsi su ciò che ha veramente cambiato il mercato. Da un lato l’accesso alle informazioni (sulle destinazioni e le modalità di vacanza), ma soprattutto l’influenza che tutto ciò ha avuto e sta avendo sui nostri gusti e il nostro crescente individualismo tribale.  


C’era una volta il turismo di massa, in sostanza quello che in cui i tour operator tradizionali proponevano attività in destinazione, con uno schema ripetitivo delle esperienze, ma oggi la realtà è che chi viaggia decide spesso giorno per giorno cosa fare sulla base del meteo, ma soprattutto di cose che è venuto a conoscenza in loco. Il turismo esperienziale, integrato con il territorio, dovrebbe invece permettere di personalizzare una destinazione attraverso una customizzazione della vacanza, creando in sostanza una destinazione univoca, originale e quindi più attrattiva e interessante. Tutto ciò è sintetizzabile con la parola marketing territoriale e connota il turismo esperienziale come l’esatto contrario del turismo di massa in cui le proposte erano generiche, standardizzate, ma soprattutto ripetitive e rivolte un po' a tutti.

Il turismo esperienziale può diventare uno strumento per attuare il marketing territoriale ovvero dare valore e attrattività al prodotto turistico locale attraverso un viaggio che porta alla riscoperta della storia, dei punti di forza e delle tradizioni di un territorio.

L’Italia in questo contesto ha molti vantaggi competitivi. In primo luogo come sappiamo ha molto da offrire di univoco in termini culturali, agro-alimentari e artigianali, ma anche più banalmente in termini di Made in Italy, Shopping ed entertainment (siamo simpatici e goliardici tanto quanto gli spagnoli).  Un altro vantaggio competitivo in questo senso è rappresentata dal nostro maggiore svantaggio competitivo in termini industriali, il panorama ricettivo nazionale è composto da migliaia di PMI, DMC, Tour Operator e Agenzie di Viaggio, ma che proprio grazie alla polverizzazione in termini economici in futuro potrebbero garantire una maggiore creatività nelle proposte esperienziali che renderemo fruibili al cliente. Tutto ciò ci potrebbe in altre parole permettere di andare contro l’appiattimento ripetitivo del turismo industriale e permetterci di andare a coprire diversi target e bisogni di clientela diversa.


Tutto ciò allo stesso tempo rende questa sfida, di cui abbiamo tutti gli elementi di base, molto importante sia in termini distributivi che tecnologici. In sostanza la distribuzione commerciale di esperienze e attività in destinazione è il mercato su cui si stanno concentrando maggiormente le attenzioni gli attori dell’industria turistica, in quanto quello con più alto livello di potenziale e crescita, ma soprattutto a caccia di nuove fonti di reddito ad alto valore aggiunto e di commissioni di intermediazione interessanti.. Le esperienze in destinazione sono però da sempre un terreno di esclusiva competenza dei piccoli operatori locali. Il prodotto c’è, ma la sfida determinante per le PMI, anche individuali, è rappresentato dall’aspetto tecnologico per distribuirlo. Al momento il mercato è saturo di sovrapposizioni di prodotto che giocano sul prezzo, quando il nostro paese e la domanda offre invece una copertura di prodotto potenziale nei luoghi meno congestionati senza paragoni al mondo sia in termini culturali che puramente esperienziali. In questo contesto la digitalizzazione, la multicanalità e un’operatività logistica in grado di rendere esponenziali la vendita di questi prodotti, tramite processi veloci e certificati è fondamentale non solo per accedere al mercato, ma soprattutto per gestirlo operativamente direttamente in destinazione. 


 



lunedì 28 settembre 2020

I turisti stranieri in Italia e anelli deboli del prodotto inbound (italiano)

 In un precedente post avevo illustrato quanto e come il turismo mondiale stia crescendocon una certa velocità e quanto invece l’Italia, seppur crescendo, non sia allineato con questi Trend Internazionali, ma caratterizzato da un andamento in sostanza discontinuo e molto legato a fattori esterni.

In questo grafico la Banca d’Italia mostra la crescita mondiale della domanda turistica, comparata con la domanda potenziale e la spesa dei turisti stranieri in Italia, confermando in sostanza la tesi del mio post precedente.

Che cosa o quale nicchia di mercato non ci permette di crescere come gli altri paesi?  


In primo luogo è importante definire che 80% dei turisti inbound in Europa sono europei e l'Italia rispetto agli altri paesi Europei ha in ogni caso una percentuale maggiore di turisti che provengono dagli Stati Uniti e dal Asia, fatto che dovrebbe determinare delle performance migliori rispetto agli altri paesi, ma come abbiamo visto ciò non avviene.


Un altro elemento molto interessante da rilevare è che l’Italia è allineata per viaggi di Lavoro agli altri paesi europei (13,6% Vs 14%), al di sotto della media per VFR, religione e salute (27% Vs 20%) e ha una media più alta di viaggi leisure che in Europa è del 59% e che nel caso dell’Italia raggiunge il 66%, anche questo dato dovrebbe confermare delle performance migliori rispetto agli altri paesi.   



La distribuzione della spesa turistica sul territorio nazionale appare più concentrata di quanto non lo siano le risorse turistiche, col rischio di mancato sfruttamento di alcune e di sovrautilizzazione di altre. Le regioni del Nord Est e del Centro intercettano la gran parte dei flussi turistici internazionali, anche grazie alla presenza di Roma, Firenze e Venezia, città che pressoché qualsiasi turista straniero che venga in Italia mira a visitare almeno una volta: nel 2017 l’incidenza di queste due macro-aree sulla spesa degli stranieri era del 27 e del 33 per cento, rispettivamente. Il Nord Ovest ha solo di recente visto rafforzarsi la propria posizione nei confronti dei viaggiatori internazionali, arrivando a rappresentarne il 25 per cento della spesa. È soprattutto nel Mezzogiorno però che appare più evidente lo scollamento fra flussi di viaggiatori internazionali e potenziale turistico: sebbene l’area rappresenti il 78 per cento delle coste italiane, ospiti i tre quarti del territorio appartenente a Parchi nazionali e accolga più della metà dei siti archeologici e quasi un quarto dei musei, nel 2017 la spesa degli stranieri nel Mezzogiorno era pari ad appena il 15 per cento del totale, per quanto in miglioramento dal 10 della fine degli anni Novanta. Anche la spesa dei turisti italiani è notevolmente concentrata a livello geografico, con il Nord Est che assorbe più d’un terzo della spesa totale. Il Mezzogiorno segue con il 25 per cento, grazie ai buoni risultati del turismo estivo e balneare, che in parte compensano un’ancora bassa capacità attrattiva nel turismo culturale, nonostante la ricchezza del suo patrimonio artistico-culturale.



 A mia opinione però non è solo un problema Nord VS SUD Italia. In questa analisi della Banca d’Italia rileviamo che +40% dei turisti stranieri vengono in Italia per motivi culturali, +14% per motivi balneari, il 5% (in calo dal 2010) per i laghi e al 3,7% in forte calo per turismo montano. 




La media dei soggiorni in località balneari in Europa è invece del 46%, ma sappiamo anche che altre regioni costiere europee hanno valori di internazionalità molto più alti: in Spagna, nelle Baleari, la percentuale media di stranieri che pernottano nelle strutture ricettive è dell’87%, alle Canarie dell’82%, sulle coste del Andalusia è del 51%. In Grecia, nelle isole dello Ionio, il tasso di internazionalità è vicino al 84%. Più vicina alle nostre realtà solo il dato della Provenza dove gli stranieri sono il 42%.


In generale quindi emerge una crescente centralità delle motivazioni culturali nella scelta dei turisti stranieri di visitare l’Italia: in questa tipologia di viaggio ricade circa il 60 per cento della spesa degli stranieri in vacanza in Italia (era attorno al 40 nella prima metà degli anni Duemila). Nello stesso periodo le vacanze rurali e in montagna hanno ristagnato; Le vacanze in montagna hanno infatti registrato una riduzione significativa del numero dei pernottamenti fra il 2010 e il 2017. Dal 2010 al 2017 il prodotto rurale ha contribuito per meno di un ventesimo della crescita della presenza di turisti stranieri in Italia (1,0 per cento in media all’anno) ed il Nord in ogni caso raccoglie oltre l’ottanta per cento dei flussi turistici internazionali.


Le vacanze balneari, pur in ripresa negli ultimi anni, sono cresciute a tassi  molto inferiori rispetto alla media delle altre coste mediterranee. L’unicità del patrimonio culturale italiano – arricchita ad esempio di altri contenuti come la qualità della cucina e l’eccellenza del made in Italy – dovrebbe essere un vero e proprio vantaggio competitivo per il nostro paese, particolarmente apprezzato soprattutto fra i viaggiatori provenienti dai paesi più lontani, ma anche se dal 2010 al 2017 il prodotto mare ha contribuito per un quarto della crescita della presenza di turisti stranieri in Italia. Più dei due terzi dei flussi turistici relativi alle vacanze al mare riguardano destinazioni con un livello di urbanizzazione medio basso e con una più scarsa dotazione di patrimonio culturale. Perché le destinazioni balneari crescono meno delle altre aree e soprattutto perché crescono quelle che non godono dei nostri vantaggi competitivi rispetto alle altre aree?

In sostanza leggendo semplicisticamente questi dati gli anelli deboli del nostro turismo inbound sono  a mia opinione il mezzogiorno (Centro, Sud e Isole),  la mancata integrazione verticale delle destinazioni con quelli che sono i nostri vantaggi competitivi riconosciuti nel mondo quali cultura, made in Italy, biodiversità ed enogastronomia ed il potenziale inespresso delle destinazioni balneari, che, sebbene molto apprezzate dai turisti italiani,  non si sono mai affermate sui mercati internazionali, e almeno il recupero di quanto perso su montagna e laghi negli ultimi anni. 

venerdì 25 settembre 2020

Qualità della Vita e Qualità Ricettiva Turistica

L'obiettivo della politica dovrebbe essere garantire e migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini! 

In realtà esiste una stretta relazione tra qualità della vita dei cittadini e la qualità ricettiva di una destinazione turistica. Molti ritengono infatti che la chiave di una buona policy turistica per qualunque destinazione o località sia migliorare in sostanza la qualità della vita delle persone che vivono in quella data località! In altre parole ritengono che dovrebbe esserci identità tra migliorare  la qualità della vita per i propri cittadini e la ricettività di una destinazione turistica. In parole povere migliore è la qualità della vita del cittadino, meglio il turista si troverà e sarà felice al momento della sua visita in questa località. In altre parole dare priorità allo sviluppo di tutte le infrastrutture che soddisfano sia la qualità della vita dei cittadini residenti che dei turisti dovrebbe permettere di ottimizzare i risultati su entrambi i fronti e pertanto  sviluppare contestualmente sia la destinazione turistica che la qualità della vita dei residenti.

Perché l'Italia ha oggettivamente una qualità della vita migliore della maggior parte dei paesi del mondo ed è addirittura sinonimo di qualità della vita in molte culture, ma allo stesso quando si tratta di turismo è identificata con tutta una serie di problematiche logistiche e carenze infrastrutturali apparentemente non superabili? Il motivo è che manca una visione integrata tra qualità della vita dei cittadini e la qualità ricettiva per i turisti.    

In sostanza da un lato manca il riconoscimento che l'Italia è una destinazione turistica e per questo non esiste la partnership che dovrebbe esserci tra pubblico e privato per il raggiungimento di questi obiettivi. 

Il concetto di qualità della vita e i suoi indicatori servono a misurare il benessere della popolazione nelle sue svariate dimensioni. Il benessere, infatti, dipende sia da alcune condizioni di vita materiali che dalla percezione individuale della qualità di vita. Gli indicatori di qualità sono divisi generalmente in Fattori politici, Fattori economici (generali), Fattori economici (abitazione), Fattori economici (ambiente urbano), Fattori sociali (generali), Fattori Sociali (sicurezza), Fattori Sociali (Salute Pubblica), Fattori Sociali (Istruzione Pubblica) e Fattori Geografici.
Gli indicatori di qualità della vita sono in realtà non solo molto collegati, ma molti di questi sono assimilabili se sviluppati anche in una logica turistica. Analizziamo tutti questi singoli indicatori cercando di capire quanto effettivamente possano andare nella medesima direzione.
I Fattori economici (ambiente urbano) sono certamente quelli più strettamente connessi al Turismo. La qualità della pianificazione urbanistica, tasso aree verdi, la frequenza e la diffusione del trasporto pubblico, il tasso di inquinamento (aria, acustica, radioattività), la qualità della pulizia, la qualità dell’acqua sono infatti tutte già di per se non solo strategicamente importanti per una destinazione turistica, ma imprescindibili per il suo futuro. Possiamo quindi serenamente affermare che sostanzialmente si possa parlare di una completa identità di obiettivi. 
I fattori geografici, le sue caratteristiche sono in ogni caso parte integrante e la caratteristica distintiva della destinazione turistica.
I fattori economici generali se non rappresentano l’infrastruttura stessa della destinazione turistica  come i suddetti indicatori sono in ogni caso molto importanti. Il potere d’acquisto, il tasso di povertà, il tasso di sviluppo (ecc.) determinando la domanda locale, condizionano profondamente l’offerta commerciale delle attività commerciali locali. I giorni di ferie, le ore di lavoro, il tasso di disoccupazione (ecc) invece determinano tutta l’infrastruttura in termini di entertainment ( ristoranti, bar, locali, sale gioco ecc.).
Il turismo impatta moltissimo anche sui fattori economici (abitazione), il turismo non solo valorizza gli immobili delle località, ma nel caso delle seconde case ne determina e ne giustifica sostanzialmente l’esistenza sia esso per uso personale o per affitti a breve termine.  
I fattori sociali (salute pubblica) che racchiudono voci come il tasso di ospedalizzazione, accessibilità delle cure mediche in questo momento (data la crisi Covid) posso considerarsi imprescindibili, ma sono da sempre considerati molto importanti da certe di nicchie di mercato anche in tempi non sospetti. Le famiglie, donne incinte (a maggior ragione), disabili, terza età, ipocondriaci prediligono infatti queste destinazioni meglio strutturate.
I fattori sociali (sicurezza) sono legati al successo della destinazione. Macro-criminalità, violenza e micro-criminalità sono fattori che possono penalizzare moltissimo una destinazione turistica. L’onesta nel turismo premia.
I fattori sociali (Istruzione pubblica) sono anche loro legati al turismo. La presenza di un certo livello di istruzione o di librerie è già di per sé importante, ma lo studio di certe materie quali lingue, alberghiere, turistiche, informatiche e artistiche (restauro) possono fare la differenza in una destinazione turistica.
Per quanto concerne infine i fattori politicila stabilità politica e il potenziale terroristico, analizzando il nostro recente passato possono penalizzare profondamente le destinazioni turistiche.I paesi democratici, che rispettano i diritti umani e con libertà di stampa hanno di per sé una migliore BRAND AWARENESS.  Analizzando però la storia recente degli Stati Uniti, paese modello di democrazia, stabilità politica e libertà di stampa è interessante vedere quanto e come il turismo sia stato condizionato dal empatia dei suoi ultimi presidenti.


Chi agisce su tutte queste variabili che condizionano in maniera diretta tutti questi fattori chiave della qualità della vita? Chi ha il potere di agire in maniera trasversale su tutti questi fattori?La politica! Quanti politici esperti di turismo conoscete e che ricercando di migliorare la qualità della vita dei loro cittadini  in Italia lo hanno fatto con questa visione e questa prospettiva? 
Perché non c’è un ministro? Perché quando c’è stato un ministero è sempre stato in sostanza una delega di un altro ministero e quindi in sostanza relegato all'ambito di quel ministero (beni culturali, agricoltura ecc.)? Non avrebbe più senso che il turismo avesse una propria autonomia trasversale?

Alain Marie Juppé è un politico francese. E’ stato sindaco di Bordeaux dal 1995 al 2004 e dal 2006 al 2019. Dal 2011 al 2012 (per fortuna del turismo italiano per così poco) è stato invece il ministro degli affari esteri ed europei. Tutto il suo buon operato (quanti sindaci italiani conoscete che hanno tenuto la poltrona per 25 anni) è stato fatto con questa prospettiva e diciamo che la sua policy è oggi applicata in gran parte delle località turistiche francesi. Mi piace pensare che è anche per questo che la Francia è saldamente la prima destinazione mondiale da + di 25 anni. (Turismo mondiale e turismo in Italia a confronto).