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lunedì 4 gennaio 2021

Dubai e il ZES “Dubai International Financial Centre”

 Dubai nata sul crocevia tra Oriente -Occidente e tra Nord-Sud,  rivendica oggi il titolo di centro del mondo. Dubai è un esperimento di salto immediato dal feudalesimo alla post-modernità.

Dubai è stata capace di reinventarsi a ogni generazione, muovendosi dalla pesca delle perle al petrolio, poi al trasbordo di merci, e più di recente all’avanguardia nelle infrastrutture, all’immobiliaristica, al turismo e ai servizi, raddoppiando in estensione a ogni passaggio. La sua popolazione è triplicata fra il 1968 e il 1975, raddoppiata tra il 1989 e il 2009 e sta raddoppiando nuovamente tra il 2009 e il 2020. In questa città si amalgamano americani senza più fortuna a Wall Street, europei in cerca di tasse più leggere, africani in fuga da povertà e dittature, indiani, russi e iraniani con valige di soldi, camerieri filippini e imprenditori cinesi.

Dubai non trova la propria virtù nell’eredità culturale bensì in un cosmopolitismo è privo di Stato e in una connettività globale del tutto priva di ostacoli. Essere a Dubai vuol dire essere ovunque. Dubai, in altre parole è la dimostrazione che sono le infrastrutture di livello mondiale a fare la differenza tra l’occupare una posizione geografica conveniente e diventare un hub globale.



Le infrastrutture, la posizione geografica hanno però bisogno di una  gestione illuminata volta ad incentivare e creare le condizioni per le aziende a investire. Un esempio eclatante il ZES finanziario di Dubai. Istituito nel 2004, il Dubai International Financial Centre (DIFC) è un quartiere di Dubai di 110 ettari (ZES : Zona economica Speciale) nonché uno dei maggiori hub finanziari globali dei mercati di Medio Oriente, Africa e Asia sud-orientale.Il DIFC possiede un sistema giudiziario, uno scambio finanziario globale ed un regime fiscale favorevole indipendenti ed autonomi; ospita inoltre numerose aziende finanziarie, tra cui fondi di ricchezza e investitori privati, ma anche diverse multinazionali, esercizi commerciali, bar, ristoranti, spazi residenziali, spazi verdi pubblici, hotel e gallerie d'arte.

Personalmente sono anni (ho vissuto a Dubai nel 2014) che ritengo che per superare il GAP che subiamo in certi settori (soprattutto in ambito digitale) sarebbe importante creare delle zone ZES – Parchi tecnologici / Aree Cluster (sul modello francese e spagnolo) volte in primo luogo ad attrarre investimenti esteri, progetti formativi (scuole-università-master dedicati ed un ambiente attrattivo e le condizioni per la nascita di spin-off e start up italiane realmente competitive sia in termini economici che di competenze. Non entro nei termini degli altri settori, ma in ambito turistico sarebbe oggi a mia opinione imprescindibile per ripartire superando il titanico dislivello che oggi questo settore vive in Italia soprattutto sotto aspetto digitale. So che alcune aree ZES sono state create in Italia, in alcune zone di economia depressa del nostro paese, fatto di per sé positivo, ma a mia opinione strategicamente poco interessante senza le infrastrutture di connettività (treni, aeroporti, autostrade, offerta immobiliare ed infrastrutture digitali) e formazione che queste operazioni in realtà richiedono. A queste condizioni simili ai loro paesi molte OTA, bed bank che operano in ogni caso nel nostro paese, ma senza creare reddito fiscale italiano potrebbero o sarebbero infatti tenute ad aprire sedi italiane ed allo stesso tempo creerebbero l’ambiente per lo sviluppo di spin off, start up e l’indotto economico necessario a creare connettività.  

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