Il mondo tende alla globalizzazione da sempre. Partendo da Alessandro Magno, passando per l’impero romano, la dinastia Song, i mongoli, i turcomani, i califfati arabi, gli imperi coloniali e la pax americana la tendenza storica è questa. La globalizzazione oggi sta favorendo un mondo multipolare di tante civiltà in cui continenti e regioni consolidano la propria coesione interna estendendo i propri legami esterni tramite la connettività e il commercio. L’egemonia è un concetto anacronistico in geopolitica, la guerra è sempre di più considerato un rapporto somma zero che penalizza la ricchezza e pertanto il benessere degli esseri umani.
Avere poco commercio è un problema molto peggiore di avere un
commercio ingiusto, avere pochi accessi a Internet è un problema molto peggiore
del digital divide, avere poca creazione di ricchezza è un problema molto
peggiore delle disuguaglianze, avere pochi raccolti geneticamente modificati è
un problema molto peggiore delle multinazionali agricole. Globalizzazione,
connettività e commercio hanno portato un benessere mai vissuto prima dall’umanità,
hanno migliorato la qualità della vita di miliardi di persone e anche se hanno
reso inevitabile l’aumento delle diseguaglianze, la verità è che oggi la qualità della vita di
un povero europeo è molto migliore di un multi-miliardario di due secoli fa.
E’ pertanto vero che tutto ciò porta disuguaglianze e problematiche apparentemente oggi irrisolvibili, è vero che la società italiana è ancora caratterizzata da una staticità sociale che non favorisce il dinamismo, ma è altresì vero che stiamo vedendo la trasformazione di una diseguaglianza “cattiva” in una “buona” che in sostanza motiva e promuove l’impegno volto a migliorare. Questo trend è e sarà attuale fino a quando il nostro paese è e sarà nelle condizioni di competere con gli altri paesi, questa competizione impone infatti il diktat di dover imporre in maniera sempre più strategico i valori meritocratici che globalizzazione e connettività riconoscono come imprescindibili.
La competizione tra paesi nella nostra era non è più basata
su egemonia. Non sto negando che terrorismo, invasioni, crisi nucleari e
tragiche guerre siano ancora protagoniste della nostra epoca. Oggi però sono
poche le società che stanno vivendo ancora questa fase, mentre tutte le società
sono coinvolte in una sorta di tiro alla fune globale che si svolge all’intersezione
tra geopolitica e geoeconomia, la guerra non è più pertanto bellica, ma basata
sul commercio e l’accesso alle supply chain. Non è più quindi basata su
conquista di territori, ma su flussi di denaro, beni, risorse, tecnologia,
conoscenza, intelligenza e uomini. Tutto ciò è l’oggetto della competizione e l’obiettivo
dei singoli paesi è quindi attirare e guadagnare la massima quota di valore dalle
loro transazioni e movimenti.
E’ evidente che in un contesto in cui commercio, flussi denaro, connettività sono così strategiche il turismo collegato per sua natura con la movimentazione di persone, merci e denaro, connesso in termini industriali ad aviazione, ferrovie, navigazione e capacità di accoglienza non solo è uno dei settori più strategici su cui investire, ma è imprescindibile per lo sviluppo di quelle connessioni che stanno alla base di queste logiche competitive e non a caso uno dei settori in cui la maggior parte dei paesi stanno investendo maggiormente.
Bibliografia : Parag Khanna - Connectography - Le mappe del futuro ordine mondiale


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