Obiettivi, Valori e Ideali per un Turismo Migliore in Italia

Obiettivi e Valori di Tourism4Italy

 L'intento di questa lista di obiettivi e valori strategici è migliorare il settore turistico italiano. Il motivo per cui li pubblico e ...

venerdì 25 settembre 2020

Qualità della Vita e Qualità Ricettiva Turistica

L'obiettivo della politica dovrebbe essere garantire e migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini! 

In realtà esiste una stretta relazione tra qualità della vita dei cittadini e la qualità ricettiva di una destinazione turistica. Molti ritengono infatti che la chiave di una buona policy turistica per qualunque destinazione o località sia migliorare in sostanza la qualità della vita delle persone che vivono in quella data località! In altre parole ritengono che dovrebbe esserci identità tra migliorare  la qualità della vita per i propri cittadini e la ricettività di una destinazione turistica. In parole povere migliore è la qualità della vita del cittadino, meglio il turista si troverà e sarà felice al momento della sua visita in questa località. In altre parole dare priorità allo sviluppo di tutte le infrastrutture che soddisfano sia la qualità della vita dei cittadini residenti che dei turisti dovrebbe permettere di ottimizzare i risultati su entrambi i fronti e pertanto  sviluppare contestualmente sia la destinazione turistica che la qualità della vita dei residenti.

Perché l'Italia ha oggettivamente una qualità della vita migliore della maggior parte dei paesi del mondo ed è addirittura sinonimo di qualità della vita in molte culture, ma allo stesso quando si tratta di turismo è identificata con tutta una serie di problematiche logistiche e carenze infrastrutturali apparentemente non superabili? Il motivo è che manca una visione integrata tra qualità della vita dei cittadini e la qualità ricettiva per i turisti.    

In sostanza da un lato manca il riconoscimento che l'Italia è una destinazione turistica e per questo non esiste la partnership che dovrebbe esserci tra pubblico e privato per il raggiungimento di questi obiettivi. 

Il concetto di qualità della vita e i suoi indicatori servono a misurare il benessere della popolazione nelle sue svariate dimensioni. Il benessere, infatti, dipende sia da alcune condizioni di vita materiali che dalla percezione individuale della qualità di vita. Gli indicatori di qualità sono divisi generalmente in Fattori politici, Fattori economici (generali), Fattori economici (abitazione), Fattori economici (ambiente urbano), Fattori sociali (generali), Fattori Sociali (sicurezza), Fattori Sociali (Salute Pubblica), Fattori Sociali (Istruzione Pubblica) e Fattori Geografici.
Gli indicatori di qualità della vita sono in realtà non solo molto collegati, ma molti di questi sono assimilabili se sviluppati anche in una logica turistica. Analizziamo tutti questi singoli indicatori cercando di capire quanto effettivamente possano andare nella medesima direzione.
I Fattori economici (ambiente urbano) sono certamente quelli più strettamente connessi al Turismo. La qualità della pianificazione urbanistica, tasso aree verdi, la frequenza e la diffusione del trasporto pubblico, il tasso di inquinamento (aria, acustica, radioattività), la qualità della pulizia, la qualità dell’acqua sono infatti tutte già di per se non solo strategicamente importanti per una destinazione turistica, ma imprescindibili per il suo futuro. Possiamo quindi serenamente affermare che sostanzialmente si possa parlare di una completa identità di obiettivi. 
I fattori geografici, le sue caratteristiche sono in ogni caso parte integrante e la caratteristica distintiva della destinazione turistica.
I fattori economici generali se non rappresentano l’infrastruttura stessa della destinazione turistica  come i suddetti indicatori sono in ogni caso molto importanti. Il potere d’acquisto, il tasso di povertà, il tasso di sviluppo (ecc.) determinando la domanda locale, condizionano profondamente l’offerta commerciale delle attività commerciali locali. I giorni di ferie, le ore di lavoro, il tasso di disoccupazione (ecc) invece determinano tutta l’infrastruttura in termini di entertainment ( ristoranti, bar, locali, sale gioco ecc.).
Il turismo impatta moltissimo anche sui fattori economici (abitazione), il turismo non solo valorizza gli immobili delle località, ma nel caso delle seconde case ne determina e ne giustifica sostanzialmente l’esistenza sia esso per uso personale o per affitti a breve termine.  
I fattori sociali (salute pubblica) che racchiudono voci come il tasso di ospedalizzazione, accessibilità delle cure mediche in questo momento (data la crisi Covid) posso considerarsi imprescindibili, ma sono da sempre considerati molto importanti da certe di nicchie di mercato anche in tempi non sospetti. Le famiglie, donne incinte (a maggior ragione), disabili, terza età, ipocondriaci prediligono infatti queste destinazioni meglio strutturate.
I fattori sociali (sicurezza) sono legati al successo della destinazione. Macro-criminalità, violenza e micro-criminalità sono fattori che possono penalizzare moltissimo una destinazione turistica. L’onesta nel turismo premia.
I fattori sociali (Istruzione pubblica) sono anche loro legati al turismo. La presenza di un certo livello di istruzione o di librerie è già di per sé importante, ma lo studio di certe materie quali lingue, alberghiere, turistiche, informatiche e artistiche (restauro) possono fare la differenza in una destinazione turistica.
Per quanto concerne infine i fattori politicila stabilità politica e il potenziale terroristico, analizzando il nostro recente passato possono penalizzare profondamente le destinazioni turistiche.I paesi democratici, che rispettano i diritti umani e con libertà di stampa hanno di per sé una migliore BRAND AWARENESS.  Analizzando però la storia recente degli Stati Uniti, paese modello di democrazia, stabilità politica e libertà di stampa è interessante vedere quanto e come il turismo sia stato condizionato dal empatia dei suoi ultimi presidenti.


Chi agisce su tutte queste variabili che condizionano in maniera diretta tutti questi fattori chiave della qualità della vita? Chi ha il potere di agire in maniera trasversale su tutti questi fattori?La politica! Quanti politici esperti di turismo conoscete e che ricercando di migliorare la qualità della vita dei loro cittadini  in Italia lo hanno fatto con questa visione e questa prospettiva? 
Perché non c’è un ministro? Perché quando c’è stato un ministero è sempre stato in sostanza una delega di un altro ministero e quindi in sostanza relegato all'ambito di quel ministero (beni culturali, agricoltura ecc.)? Non avrebbe più senso che il turismo avesse una propria autonomia trasversale?

Alain Marie Juppé è un politico francese. E’ stato sindaco di Bordeaux dal 1995 al 2004 e dal 2006 al 2019. Dal 2011 al 2012 (per fortuna del turismo italiano per così poco) è stato invece il ministro degli affari esteri ed europei. Tutto il suo buon operato (quanti sindaci italiani conoscete che hanno tenuto la poltrona per 25 anni) è stato fatto con questa prospettiva e diciamo che la sua policy è oggi applicata in gran parte delle località turistiche francesi. Mi piace pensare che è anche per questo che la Francia è saldamente la prima destinazione mondiale da + di 25 anni. (Turismo mondiale e turismo in Italia a confronto).

giovedì 24 settembre 2020

L'onestà nel turismo premia

Alcuni paesi e società, nel mondo, vengono definite a “bassa fiducia”: le istituzioni politiche sono fragili e corrotte, le pratiche commerciali sono equivoche, i debiti vengono ripagati di rado e le persone, a ragione temono la fregatura ad ogni transazione. Nelle società “ad alta fiducia”, invece, le imprese sono oneste, le leggi sono chiare e applicate con sistematicità e le persone quindi possono affrontare le loro giornate consapevoli che il livello generale di integrità nella vita economica è molto alto. La fiducia nel economia moderna e globalizzata è diventata molto più importante e strategica. La velocità del nostro mondo porta a fare business tra perfetti estranei che condividono soltanto anonime operazioni di mercato, la storia dell’economia moderna, gran parte dello sviluppo tecnologico e delle istituzioni moderne è concepito proprio per perfezionare e gestire questa fiducia. Tutto ciò è imprescindibile in un’era in cui la divisione del lavoro è alla base della nostra economia industriale e ancora di più turistica. Controllare ogni singolo passaggio di questa divisione del lavoro non solo è un costo, ma richiede del tempo che spesso chi fa business non ha o meglio se può scegliere tra una realtà, nazione o destinazione ad alta fiducia ed una a bassa fiducia sceglierà certamente la prima su cui investire. Nessuno ha il tempo per verificare ogni singolo fatto, in quanto sono semplicemente troppi. In parole più semplici il turismo è integrazione di diversi servizi alla cui base c’è un sistema di divisione del lavoro che percorre tutta la filiera sia verticalmente (in termini di intermediazione) sia orizzontalmente in termini di singoli servizi turistici. Non c’ è nessuno che può gestirli tutti o controllarli tutti ed alla base di tutto il sistema è imprescindibile in un sistema industriale che ci sia fiducia.

I disonesti possono in altre come dei bari o degli sportivi dopati, per i loro interessi ego-riferiti, rovinano in realtà il gioco a tutti gli altri. L’onestà consolidata e comprovata invece è molto premiante, nel economia moderna e nel settore turistico in quanto permette, una volta conquistata la fiducia, in primo luogo di acquisire, in secondo luogo di rendere più fluido il business.

Tutto ciò in termini macro penalizza profondamente gli investimenti sulla destinazione Italia. Un problema fare investimenti, sia turistici che industriali, in certe aree nel bel paese, in quanto implica dover trattare con certe organizzazioni criminali. Un problema fare programmazioni di pacchetti in Italia, senza avere il controllo di tutta la filiera in quanto spesso le problematiche di un singolo disservizio ricadono su tutto il pacchetto turistico. Tutto ciò ha azzerato gli investimenti di micro organizzazioni e ha incentivato invece quella di grandi organizzazioni. TUI, Thomas Cook in passato e Booking.com oggi per avere un controllo totale della filiera hanno acqisito o aperto le proprie sedi (DMC) in maniera di estendere il proprio controllo verticale, ma di fatto riducendo gran parte la redditività di queste attività nel nostro paese. Tutto ciò in termini MACRO.



I danni in termini micro sono forse anche peggiori. Ero nel '93 in Erasmus a Madrid quando delle amiche americane, mi hanno iniziato a fare delle domande sulla città di Napoli. In principio non capivo, ma poi mi hanno fatto vedere cosa c’era scritto sulla loro Lonely Planet  :

“Napoli is the centre of a booming clothes counterfeiting racket and the base for most Italy’s contraband cigarette smuggling. This industry involves the Camorra, Napoli’s brand of Mafia, whose other specialist are bank hold-ups, controlling the local fruit and vegetable markets and the massive toto nero”

“Dangers & Annoyance. Petty crime is a big problem in Napoli, so a few precautions are necessary. Carry your money and documents in a money belt and never carry a bag or puerse i you can help it – moped bandits just love them. Be very careful of pickpocket omn crowded buses.”

Potete immaginare che nessuna delle mia amiche americane è andata a visitare Napoli. Il problema negli ultimi 20 anni non si è purtroppo risolto dato  EasyJet quest’Estate ha pubblicato il seguente post in riferimento alla Calabria.   



mercoledì 23 settembre 2020

Quanti lavoratori (del settore turistico) rischiano di perdere il lavoro in Italia?

Come sappiamo e ho analizzato in un precedente post stiamo vivendo una crisi senza precedenti, caratterizzata da incertezza e disomogeneità geografica, fattori che ne determinano un’oggettiva difficoltà di capirne la fine. Questa situazione e le rigide regole per gestirla stanno determinando una crisi senza precedenti del settore turistico. Ad oggi non sono possibili i viaggi in e out con paesi extra cee (solo per motivi di lavoro o necessità comprovata). Molti paesi della comunità europea prevedono tamponi e quarantene obbligatorie. 

In questo contesto il business travel è penalizzato da un lato dal affermazione crescente delle conference call (Zoom, Team, Meet, Instagram, Skype ecc.) e dagli obblighi dei tamponi per poter accedere alle fiere. Le crociere (i cui flussi turistici fino a pochi mesi fa erano visti con diffidenza dalle località) già molto penalizzate dai fatti della Diamond Princess in Giappone, possono prevedere praticamente solo itinerari di prossimità e dalle regole rigidissime. 



La domanda turistica è ai minimi storici, ma è ulteriormente penalizzata dalla mancanza oggettiva di prodotto, la maggior parte delle rotte aeree e molti aeroporti per difficoltà di riempimento sono al momento sospesi.   

Incredibile come proprio nel momento in cui sta avendo tutto ciò si riconosca al Turismo la capacità e le potenzialità di creare lavoro e ricchezza.  Lo stato italiano in questa situazione ha dato un supporto importante a tutta l’economia tramite la cassa integrazione, ha permesso a milioni di persone di sopravvivere, ma fatto più importante ha bloccato i licenziamenti, permettendo a milioni di persone, seppur con i suoi ritardi, di sopravvivere, ma in sostanza di avere ancora un lavoro. Allo stesso tempo ha in sostanza bloccato completamente il mondo del lavoro!

Il mercato del lavoro italiano continua ad essere infatti caratterizzato da una sostanziale paralisi, scattata a partire dalle prime settimane dell'emergenza Covid. La pandemia ha fatto d'altra parte impennare le ore di cassa integrazione, che sono balzate dell'881% in sette mesi sull'intero anno precedente.

Nei primi cinque mesi dell'anno le assunzioni sono calate del 43% rispetto ai primi cinque mesi del 2019, scendendo da 3,14 milioni a 1,79 miloni. Un drastico blocco all'ingresso che riflette quello in uscita posto dal governo, con il divieto di licenziamenti che resterà in vigore almeno fino alla metà di novembre con la possibilità di ulteriori estensioni. Per quel che riguarda la cassa integrazione, invece, il dato aggiornato a luglio dice di 482,7 milioni di ore di cassa integrazione e fondi di solidarietà autorizzati nel mese, ancora in crescita del 10% rispetto a giugno. Il 99% delle ore di Cig ordinaria, deroga e fondi di solidarietà sono state autorizzate con causale "emergenza sanitaria Covid-19". Nel complesso nei primi sette mesi dell'anno le ore autorizzate sono state oltre 2,7 miliardi con un aumento dell'881% sull'intero anno precedente; quelle relative soltanto alla causale Covid sono state 2,53 miliardi.

Negli Stati Uniti dove invece non c’è stato questo genere di supporto, ma dove il mondo del lavoro è molto più dinamico è avvenuto che la disoccupazione è passata nel primo mese di pandemia dal 4% al 14%, ma ad oggi, grazie al suo dinamismo, pur non essendo ancora passata la crisi il dato si è invece ridimensionato ad un 8% di disoccupazione.  Il mercato del lavoro italiano non è però così dinamico!

In primo luogo relativamente al turismo invito tutti a riflettere a quello che sta succedendo in tutti quei paesi in cui il turismo ha uno share molto più alto del nostro e che in sostanza l’intera economia gira intorno al turismo. Tutto ciò si sta traducendo in disoccupazione ed in povertà generalizzata con tutto ciò che ne consegue in termini di stabilità economica e politica!




A livello mondiale STATISTA a Giugno aveva registrato che i tre settori più penalizzati c'erano Leisure&Hospitality e Transportation  :  

Oggi, sempre Statista, prevede che le persone che rischiano di perdere il proprio lavoro nel turismo siano 100 milioni nel solo 2020. 


Che cosa succederà quindi in Italia quando e se terminerà il blocco sui licenziamenti?

I lavoratori in Europa sono 228 milioni! Usando la proporzione che UNTWO applica al turismo, 1 persona su 10 lavora nel nostro settore. I lavoratori del settore dovrebbero essere quindi 22,8 milioni. Se a perdere il lavoro saranno effettivamente 13 milioni, ciò significa che saranno il 57% della forza lavoro turistica.

 



Applicando la stessa percentuale ai numeri ufficiali italiani stiamo parlando di più di 1.225.000 persone. E’ un numero pazzesco, ma che tra le righe ci è già stato comunicato il 7 settembre 2020 da Ansa e Travelquotidiano - 

Istat: a rischio chiusura sei imprese del turismo su dieci


“Circa sei imprese del turismo ogni dieci. Tante sono le realtà dell’industria dei viaggi che potrebbero non farcela, piegate della crisi innescata dall’emergenza sanitaria. Lo rivela una memoria sul decreto Agosto consegnata dall’Istat alla commissione Bilancio del Senato.

Stando a quanto riporta l’Ansa, in generala in Italia oggi sarebbe a rischio il 38% delle imprese nazionali, ma tale percentuale salirebbe sensibilmente nei comparti legati al turismo: si parla infatti del 57,8% degli operatori dell’ospitalità, del 66,5% di quelli della ristorazione e di oltre sei società su dieci dei comparti dello sport, della cultura e dell’intrattenimento.”

 

Questi numeri sono spaventosi e molto preoccupanti, ma sono reali o sono semplicemente coloro che avrebbero perso il lavoro se lo stato italiano non avesse previsto la cassa integrazione, bloccando i licenziamenti anche per il turismo? Sono numeri reali, riduttivi o eccessivi, alla luce del fatto che la maggior parte delle aziende turistiche italiane sono PMI a gestione famigliare?  

In questi giorni mi sono confrontato in proposito con molti colleghi e il commento è stato unanime, se la situazione non cambia, se non si aprono i confini, se il sentiment non migliora, questo status d’incertezza generalizzata rispetto al Covid-19 non cambia e non impariamo a convivere con questa situazione …. a perdere il lavoro non saranno 800, 1mln o 2mln di persone, lo perderemo tutti il lavoro, perché a queste condizioni e con questa reddittività non si può lavorare e sono pochissime le attività turistiche che possono andare avanti.


Il problema è però secondo me ancora più ampio e sottovalutato in maniera direttamente proporzionale a quanto è sottovalutato il settore turistico nel nostro paese. Nel turismo non lavorano o meglio di turismo non vivono solo gli albergatori, gli addetti ai trasporti, i ristoratori, le guide turistiche o gli agenti di viaggio. Nel turismo italiano lavorano anche tutti quei settori e quei professionisti che hanno attività nelle migliaia di piccole, medie e grandi località turistiche, la cui economia locale con percentuali direttamente proporzionali alle presenze turistiche quotidiane gira intorno a questo settore. I turisti (soprattutto gli stranieri) fanno shopping, apprezzano i nostri prodotti artigianali e agroalimentari, comprano vino e formaggio (non solo nei ristoranti); i loro alloggi turistici danno lavoro ad elettricisti, idraulici, carpentieri e falegnami. I turisti in e out per chi non lo avesse ancora capito (concept alla base delle policy turistiche francesi) sono i veri ambasciatori del Made in Italy. 

martedì 22 settembre 2020

Il sentiment è migliorato negli ultimi mesi? E' migliorata la propensione al consumo?

Che cosa è un’analisi del Sentiment?

L'analisi del sentiment o sentiment analysis (nota anche come opinion mining) è utilizzata in molteplici settori: dalla politica ai mercati azionari, dal marketing alla comunicazione, dall'ambito sportivo a quello delle scienze mediche e naturali, dall'analisi dei social media alla valutazione delle preferenze del consumatore. (Wikipedia).

Il problema di queste analisi è che raramente sono contestuali, ma si riferiscono generalmente al passato prossimo. Sulla situazione attuale posso darvi solo la mia umile opinione basata su quanto vedo ed ascolto nei social:

·        Aumento traffico - Milano non è ancora quella di prima, ma anche se è tornata a vivere, risente profondamente della mancanza di turisti e di certi segmenti di persone che la frequentavano (ad. esempio gli studenti fuori sede).

·    Consumi - Ristoranti, bar e negozi sono di nuovo pieni, ma i consumi in certi settori merceologici sono ancora lontani da quelli pre-covid. 

  •     Nelle piccole città e nei quartieri periferici, le attività sono più vicine alla normalità, c'è un turismo di prossimità ed una vita di quartiere che risente meno della crisi.  

·        Industria e finanza non registrano ancora crescita, ma sembrerebbero essere in ripresa

In questi mesi, malgrado l’incertezza di tutta questa situazione, malgrado in Italia ci siano state le elezioni (la politica tutta, irresponsabilmente, quando è al opposizione, fa leva sul sentiment negativo per acquisire voti), il sentiment sembrerebbe a mia opinione molto migliorato in questi ultimi due mesi. Gli Italiani sono da sempre campioni di spirito di adattamento, abbiamo imparato a convivere con questa situazione ed anche se non siamo tornati alla normalità, la situazione sembrerebbe essere molto migliorata. Spero sinceramente di non sbagliarmi.

Per quanto concerne invece il passato prossimo la migliore analisi del sentiment che ho riscontrato è stata fatta da Mckinsey. Mckinsey registra un miglioramento del sentiment nei mesi di maggio e giugno. Conferma che quest’Estate il sentiment è migliorato.

I primi segnali di miglioramento sono arrivati dal mondo Asiatico (Greater China, Asia Pacific e India). La seconda macro-area di miglioramento è stata registrata in Europa, a Giugno 2020 i livelli globali non erano paragonabili a quelli dell’area asiatica, ma erano in miglioramento, più ottimisti rispetto ai 6 mesi precedenti e pertanto la propensione al consumo in questi mesi era cresciuta.    


Tutto ciò ha rappresentato una crescita della domanda e fa prevedere un ritorno della domanda se non a livelli paragonabili a quelli pre-covid, comunque soddisfacenti nei prossimi sei mesi. Questo a livello mondiale. Tutto ciò è stato riconfermato dalla ripresa del mercato finanziario internazionale e dal ridimensionamento del dato sulla produzione industriale registrato nel mese di luglio anche nel nostro paese.


Questa è un’ottima notizia in quanto, sempre McKinsey nei mesi di lockdown, aveva registrato un crollo verticale del sentiment nei mesi di Lockdown. Gli ottimisti oscillavano tra il 10% e il 14%, gli insicuri erano tra il 49% e il 54% e i pessimisti, dato peggiore, erano tra il 32% e il 38%.  


Ridurre le proprie spese (50%), attenzione ai prezzi, no luxury (42-45%) e priorità di spesa limitate al Food rispetto ad altri settori erano le regole che condizionavano gran parte dei consumatori. Gli Italiani davano priorità ed erano propensi a spendere in altre parole solo per i beni primari.


Tutto ciò in termini di travel si traduceva anche in una minore propensione per i viaggi anche di prossimità (-4%) ed in attesa degli eventi una poca propensione (-31%) per i viaggi internazionali.

Tutto ciò, come abbiamo vissuto sulla nostra pelle, ha determinato la peggiore stagione turistica di sempre!  




lunedì 21 settembre 2020

Cibi, Ricette e Prodotti (alimentari) che sono destinazioni

    • Il Barolo di Barolo
    • Il Gavi di Gavi
    • Il Marsala di Marsala
    • Tartufo bianco di Alba
    • Sale di Mozia 

    • Sale di Cervia
    • Il peperone di Crusco di Senise
    • Il prosecco di Valdobbiadene
    • I capperi di pantelleria
    • Le olive taggiasche di Taggia
    • Il pane di Matera
    • La focaccia di Recco 
    • Le susine di Dro
    • I carciofi di Cerveteri
    • Le Noci di Sorrento
    • I limoni di Amalfi
    • Gli Asparagi di Zambana
    • Le fragole di Zambana
    • Le fragole di Nemi
    • I carciofi di Menfi
    • Le Patate di Avezzano
    • Il basilico di Pra
    • Il pasticciotto di Galatina
    • La Tinca di Clusane
    • L’Asiago di Asiago

    • L’oliva Ascolana
    • Le ciliegie di Vignola
    • Gli Asparagi di Zambana
    • Il lardo di Colonnata
    • Le Pesche di Leofonte
    • Il Bicerin di Torino
    • Il Salame di Varzi
    • I canestrelli di Biella
    • I Marroni di Antrodoco
    • Il prosciutto San Daniele
    • L’affumicato di Sauris
    • Il panforte di Siena
    •  I cantucci di Siena
    • Il Pampepato di Siena
    • I Ricciarelli di Siena
    • L’Nduja di Spilinga
    • Il Primitivo di Manduria
    • Le patate di Martinengo
    • Le Crescentine di Modena
    • La Ribiola di Bettola
    • Il formaggio di Fossa di Sogliano al Rubicone
    • La Toma di Murazzano
    • L’anguilla di Comacchio
    • Il Mariola del Piacentino
    • Il Culatello DOP di Zibello
    • Il Culatello di Canossa
    • Il Cotechino di Modena
    • Le Pesche di Bivona
    • La Nettarina DOP dell’Emilia
    • L’Asparago Verde di Altedo
    • Il Marrone di Castel del Rio
    • Il Brisighella DOP di Ravenna e Forlì
    • Lo Gnocco Fritto di Piacenza
    • La Patata di Tolè
    • L’aglio di Voghiera
    • I Gamberi di Sanremo
    • Il Gambero Rosso di Mazzara
    • L’aglio di Vessalico
    • I Fagioli di Pigna
    • Il Pane di Triora
    • La Frandura di Montalto Carpasio
    • L’Asparago Violetto e i Baxin di Albenga
    • L’albicocca di Valleggia
    • I Cicciarelli di NOLI
    • La Baciocca di Borzonasca
    • La Mandola di Avola
    • I peperoni di Carmagnola
    • I Pomodorini di San Marzano
    • La ricotta salata di Montella
    • La Nocciola di Giffoni
    • La Bufala Campana
    • Cioccolato di Modica
    • Pomodoro Pachino

    • La porchetta di Ariccia
    • Il baciato di Acqui Terme
    • I tortelli di Valeggio
    • Il Riso della Barragia
    • Il riso di Vercelli
    • Il pane di altamura
    • Il culatello di Zibello
    • Le lenticchie di Castelluccio
    • Il grana padano
    • Il Parmigiano Reggiano
    • Le Nespole di Trabia
    • Alici di Cetara
    • Cipolle di Tropea

    Bibliografia : Turismo Megatrend di Edoardo Colombo







venerdì 18 settembre 2020

Lavoro - Quante sono le persone che lavorano nel turismo in Italia?

 In base ai dati presentati da UNTWO (World Tourism Organization) 1 lavoratore su 10 al mondo è impiegato nel turismo? (Vedi : Turismo settore trainante economia mondiale e italiana)

In Italia in base alle (attuali stime)  il settore turistico è il 13%, quanti sono pertanto i lavoratori che lavorano nel turismo in Italia? 

Ho ricercato questo dato, ma è molto difficile da identificare con precisione.

In primo luogo per capirlo è importante definire la popolazione italiana.



In base a questa analisi i lavoratori in Italia dovrebbero essere 23mln e pertanto in Italia lavora solo il 38% della popolazione. In base sempre a questa analisi i lavoratori in ambito turistico dovrebbero essere 1.451.000 + (i trasporti rappresentano il 70%) 700.000 = 2.151.000.

C’è però qualcosa che non quadra.  Togliendo per logiche di  PIL da questi 23 milioni + 3.000.000 di lavoratori impiegati nel settore pubblico, rimangono 20 milioni di lavoratori. 

Usando invece la proporzione del UNTWO i lavoratori calcolati sulla base del 13% del PIL dovrebbero essere 2.600.000 lavoratori. In base però a questa analisi i lavoratori nel turismo sono +500k rispetto a quanto conteggiato dai dati ISTAT che in ogni caso non conteggiano le molte professionalità turistiche che non sono associate ad attività di hotel, ristorazione e trasporti. 

Il turismo è però caratterizzato per propria natura, stagionalità e posizionamento da molti lavoratori stagionali, molti lavoratori part time ed è generalmente una professionalità molto sottopagata rispetto agli altri lavori del settore servizi che a quanto pare rappresentano il 70% del nostro PIL.  

Possibile che in realtà si possa parlare di una percentuale più alta e pertanto ipotizziamo che si tratti del 15% degli effettivi 20mln di lavoratori conteggiati. Il numero di questi lavoratori diventerebbe quindi 3.000.0000!


In Italia c’è molto sommerso. Quello del lavoro sommerso è un dato di fatto valorizzato anche da ISTAT nel ordine di + 3.200.000 persone. 

Possibile che negli alberghi o nei ristoranti a gestione famigliare ci siano dei lavoratori sommersi? Possibile che nelle agenzie di viaggi o nei vari servizi di intermediazione ci siano dei lavoratori sommersi? 

Lavoro in questo settore da più di 30 anni; analizzo per questioni commerciali e finanziarie molti bilanci turistici e tal proposito posso portare solo la mia testimonianza. Sono moltissimi i lavoratori sommersi, molti di più rispetto ad altri settori a mia opinione ... ragioniamo però solo nel ordine del 15% (precedentemente valutato) e pertanto ipotizziamo che in Italia ci siano 480k lavoratori in nero che lavorano nel settore turistico. I 3.000.000 diventano a questo punto 3.480.000. 

In Italia ci sono molte località turistiche. Molte località dove i visitatori in un anno sono talmente tanti che impattano in maniera veramente rilevante sulle loro economie locali. Città, paesi e aree dove i turisti arrivano a far incrementare del 15%/25%/30% mediamente la popolazione; in Italia ci sono località balneari o montane dove gli arrivi turistici arrivano a far aumentare la persone del 50%/70% o addirittura piccole località, deserte durante l’inverno o durante le mezze stagioni, che durante la bassa stagione vedono crescere la persone in loco in maniera talmente esponenziale che molte attività commerciali sono strutturate limitatamente solo per picchi stagionali. 

Quanto del ciclo economico di queste località è legato al turismo? Quante sono pertanto le persone che lavorano nel turismo?

Analizziamo a titolo d’esempio la città di Firenze.  A Firenze ci sono 382.258 residenti.


I flussi turistici sono di circa +3.600.000 persone ogni anno e +9.430.000 le presenze giornaliere. Ogni persona si ferma quindi una media di 3 giorni. Quanto impattano tutte queste persone sul economia locale.   

 

 In base a questo dato quanto spende mediamente ogni visitatore a Firenze in servizi propriamente turistici è circa il 60% (Alloggio, trasporto, ristoranti e Musei) … il 40% restante (artigianato, enogastronomia, alimentari, intrattenimento, servizi vari, vestiario e accessori è considerato parte del 13% PIL associato al turismo o ricade per praticità statistiche in altri settori? 

Tutte queste attività e i loro dipendenti che godono di questo 40% generato dai visitatori di Firenze lavorano nel settore turistico?


So che tutto ciò è molto discutibile in termini statistici, diciamo pure che questa analisi non ha valore statistico, infatti tutto ciò è funzionale solo alla domanda! 

Quanti sono quindi i lavoratori del settore turistico? In questa domanda se ne nascondono in realtà molte altre! Quanto rappresenta  il settore turistico del PIL? Quanto sommerso c'è in realtà nel  settore turistico? Perché c'è questo sommerso, è solo per questioni fiscali o anche per questioni burocratiche? Quante persone sono e saranno penalizzate in realtà da questa crisi? Quanta Italia vive in realtà di Turismo?    



giovedì 17 settembre 2020

Turismo mondiale e Turismo in Italia a confronto

Abbiamo visto in un'altra ricerca che il turismo è stato negli ultimi 60 anni uno dei settori trainanti dell’economia mondiale.  Siamo abituati a pensare che il Turismo del nostro paese vada bene. E’ vero che è stato negli anni in costante crescita, ma esprime realmente tutto il suo potenziale economico? Sono migliorabili queste performance? Perché il turismo mondiale cresce di più ed ha performance migliori?

Questa è la classifica mondiale delle destinazioni paesi più visitati. Siamo al 5° posto stabili dal 2010, prima eravamo al 4° posto tra le destinazioni mondiali.  


 

  • Perché gli altri paesi sono cresciuti di più in questi anni?
  • Perché la Francia così simile a noi è stabile da più di 25 anni al primo posto?
  • Perché la Spagna anche lei assimilabile al Italia è passata dal 3° al 2° posto?
  • Perché l’Italia invece è passata al 5° posto?  



Siamo abituati a pensare che il Turismo del nostro paese vada bene. E’ vero che è stato negli anni in costante crescita, ma esprime realmente tutto il suo potenziale economico? Sono migliorabili queste performance?


Perché confrontando le curve del turismo mondiale e le presenze alberghiere in Italia degli ultimi 20 anni notiamo un andamento molto più discontinuo nel turismo nostrano.  
E’ una questione di potenziale o saturazione? Non credo proprio che il BEL PAESE abbia meno potenziale turistico di Francia o Spagna!

Queste tre curve (fotografate con il mio telefonino, di cui mi scuso per la scarsa qualità delle immagini) dicono moltissimo. Tutte e tre riferite al periodo 1998 – 2014, queste tre curve mostrano andamento lineare del turismo mondiale (A), l’andamento praticamente identico (a quello mondiale) del turismo nella città di Roma (B), l’andamento molto discontinuo del turismo in Italia (C). 

Splendida rilevazione che la città di Roma cresca costantemente turisticamente, ma soprattutto in quanto riscontriamo che la sua curva di crescita segue in sostanza il medesimo e identico andamento della curva del andamento turistico di tutto il mondo. Splendida notizia in quanto questa curva conferma Roma come una meta / destinazione dal brand internazionale e in quanto tale non soggetta a certi fattori esterni. 

La terza curva conferma purtroppo invece che il turismo italiano è cresciuto ancora in questi ultimi anni, ma continua ad avere un andamento discontinuo e non omogeneo rispetto al turismo mondiale.

Al interno delle dinamiche di lungo periodo della domanda alberghiera, tendenzialmente crescenti dai primi anni ’50 ad oggi, emergono due periodi di eccellenti performance: il primo, tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘70, coincidente con gli anni del “miracolo economico” del Paese e il secondo, a metà degli anni ’90, durante i quali la forte svalutazione della lira rese più competitiva l’Italia, favorendola rispetto a destinazioni turistiche concorrenti. Focalizzando l’attenzione sugli anni successivi al 2000 dopo una fase di stallo attraversata dal comparto nel biennio 2002-2003, determinata da una molteplicità di fattori geo-politici ed economici che hanno inciso negativamente sia sulla domanda proveniente dal estero che su quella di origine interna, i flussi turistici alberghieri hanno conosciuto un periodo di crescita sostenuta e ininterrotta fino al 2007, grazie soprattutto alle eccellenti performance della componente estera. Gli anni seguenti, caratterizzati da due periodi di forte crisi dell’economia italiana e internazionale, hanno visto i flussi turistici alberghieri contrarsi nel biennio 2008-2009 a seguito della prima delle due ondate recessive, recuperare nei due anni successivi e calare nuovamente nel biennio 2012-2013 per effetto del secondo periodo di crisi economica che ha colpito in Italia più duramente che altrove, generando una forte caduta del mercato domestico non compensata dalla crescita di quello estero. Il trend negativo si è interrotto nel 2014 e nel biennio seguente, in seguito al inversione di tendenza del ciclo economico italiano e ad alcuni eventi eccezionali a livello nazionale (Expo di Milano nel 2015) e internazionale (attentati terroristici in Europa e Nord-Africa), il comparto alberghiero è tornato a crescere in maniera generalizzata. Le dinamiche positive del biennio 2015-2016 si sono consolidate nel corso del 2017, durante il quale i flussi turistici alberghieri sono aumentati in maniera più che soddisfacente, facendo registrare un incremento del 3,9% degli arrivi e del 2,8% delle presenze.

I motivi di tutto ciò sono moltissimi. Nessuna polemica, nessuna critica, nessun banale elenco di tutte le problematiche; a parte il fatto che elencarli e quindi analizzarli rappresenterebbe un’analisi storica economica che ripercorra gli ultimi 70 anni del nostro settore, i miei intenti sono assolutamente costruttivi.

In altre parole che cosa possiamo migliorare per performare di più, il turismo – passata questa crisi – ripartirà in Italia e nel mondo! Che cosa è opportuno fare per farlo ripartire più forte di prima?

I principi, obiettivi, valori e leve strategiche di Tourismo4Italy possono supportare questo processo? Ci sono altri fattori che possono effettivamente permettere al Turismo Italiano di ripartire prima e in maniera più strutturata di quello pre-covid? 

Questo è il FOCUS  di Tourism4Italy !