Obiettivi, Valori e Ideali per un Turismo Migliore in Italia

Obiettivi e Valori di Tourism4Italy

 L'intento di questa lista di obiettivi e valori strategici è migliorare il settore turistico italiano. Il motivo per cui li pubblico e ...

sabato 26 dicembre 2020

Professionalità turistica : l'esempio della ristorazione

 La professionalità turistica è importante. In questa ricerca di Unioncamere del 2017 risulta evidente che qualunque comparto si tratti in primo luogo c’è storicamente una difficoltà in tutti i comparti nel reperire forza lavoro professionalizzata, in secondo luogo che in tutti i comparti è richiesta un livello di esperienza pregressa che varia dal 52% al 97%.  

Nel turismo circa sei imprese su dieci hanno segnalato seri rischi operativi che mettono in pericolo la loro sopravvivenza nel 2020. E' quanto emerge dalla memoria sul decreto Agosto depositata dall'Istat in commissione Bilancio del Senato. Secondo il documento, nel complesso il 38% delle aziende denuncia situazioni particolarmente difficili, ma la percentuale sale al 57,8% nel settore dell'alloggio e al 66,5% in quello della ristorazione. 

Dati più aggiornati nei primi nove mesi dell’anno, il settore della ristorazione ha cumulato (-23,2% nel 1 trimestre, -64% nel 2 trimestre e - 16,6% nel 3 trimestre)  perdite per oltre 23 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2019. Se consideriamo poi che l’attività nel quarto trimestre risulterà pesantemente condizionata dalle ulteriori restrizioni introdotte con gli ultimi DPCM la perdita attesa dei ricavi complessivi del 2020 supererà i 33 miliardi di euro. 


Il food e in particolare la ristorazione in Italia è a tutti gli effetti un’eccellenza. In occasione del WTM 2019 (World Travel Market) ENIT ha pertanto presentato un’analisi di questa eccellenza incrociando le valutazioni  monitorate in TRIPAdvisor, Yelp, The Fork e Google, analizzando 2.340.877 recensioni su quasi 92 mila ristoranti, dando voce a +14milioni di opinioni.



Quest’analisi sulla soddisfazione ha superato una media superiore a +80% degli utenti, sintetizzabile in +4stelle di valutazione.


Questi ottimi risultati sono rappresentati su diverse voci, che considerano certamente la location e fattori estetici, ma che in grandissima parte sono chiaramente legati alla qualità del cibo, del servizio e dell’accoglienza … elementi evidentemente collegati al know how e alla professionalità presenti nei ristoranti.  

I margini della ristorazione sono certamente tra i migliori del settore turistico e pertanto la riserva finanziaria dei ristoratori dovrebbe essere certamente migliore rispetto a quella di altre attività della filiera, ma non domandarsi se queste attività di eccellenza potrebbero resistere fino a un ritorno della normalità che McKinsey prevede si possa realizzare nel 2024 – 2025 sarebbe “superficiale”. E’ pertanto importante capire quale sarà impatto di questa crisi su tutto il personale che permette alla ristorazione italiana di eccellere, cosa faranno cuochi, camerieri, metre e imprenditori durante questa lunghissima crisi e quando questa crisi terminerà questo valore esisterà ancora o sarà annullato dovendo ripartire da zero. Questo è il tema in ambito prettamente turistico.


Dato che è altresì innegabile che detta eccellenza della nostra ristorazione sia il motore che associa il brand Italia al food e pertanto anche alle esportazioni di beni alimentari, in termini generali quale sarà l’impatto di questa crisi della nostra ristorazione sull’esportazione del food Italiano?


 

 



 



Mare Pulito, mantenimento delle coste e Turismo

 Il mare è stato il principale fattore di traino per lo sviluppo del turismo di massa, in particolare nel nostro Paese e in Europa in generale. Oltre ottomila chilometri di coste, un patrimonio materiale e immateriale ineguagliabile, sembrerebbe un mix imbattibile come fattore di richiamo, ma in realtà non è così. Le destinazioni costiere fanno fatica a mantenere il ritmo nazionale di crescita dei flussi e, principalmente, quello degli stranieri stenta a mantenere le posizioni.

Il turismo balneare piace soprattutto agli italiani (61,8%) rispetto agli stranieri (38,2%), percentuali che si invertono, se confrontiamo i dati con quelli del turismo delle città d’arte : analizzando le presenze medie nelle città d’arte, si può vedere come queste si compongano per il 62,3% di stranieri e il 37,7% italiani. Altre regioni costiere europee hanno valori di internazionalità più alti: in Spagna, nelle Baleari, la percentuale media di stranieri che pernottano nelle strutture ricettive è dell’87%, alle Canarie dell’82%, sulle coste dell’ Andalusia è stata del 51%. In Grecia, nelle isole dello Ionio, il tasso di internazionalità è vicino all’84%. Più vicina alle nostre realtà il dato della Provenza dove gli stranieri sono il 42%.

Il turismo costiero e marittimo si basa sulla salute degli ecosistemi marini. La fortuna di una destinazione balneare è direttamente collegata con la pulizia, il mantenimento delle coste e la gestione delle sue spiagge. L’indotto turistico nel nostro paese è in altre parole una leva che mette in primo piano il mantenimento qualitativo delle nostre coste.


La Bandiera Blu è una delle etichette ambientali internazionali più riconosciute, creata appositamente per le spiagge e gli approdi turistici. È un indicatore di performance ambientale (e di qualità nei servizi e nella sicurezza) per le destinazioni turistiche costiere.

Create per monitorare la diffusione nelle località rivierasche di una conduzione sostenibile del territorio, basata su scelte politiche incentrate sull'attenzione e la cura per l'ambiente è una valida etichetta ambientale legata al turismo sostenibile in località turistiche marine e lacustri. L'etichetta è assegnata alle località turistiche balneari che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio.
Il Programma Bandiera Blu è stato istituito nel 1987, anno europeo dell’ambiente. Le bandiere blu sono assegnate, ogni anno, in 49 Paesi (all’inizio solo europei, recentemente anche extra-europei) dalla FEE (Foundation for Environmental Education), riconosciuta dall’UNESCO come leader mondiale per l’educazione ambientale e l’educazione allo sviluppo sostenibile. 


Le bandiere Blu nelle Regioni Italiane dal 2014 al 2019

I criteri del Programma sono aggiornati periodicamente in modo tale da spingere le amministrazioni locali partecipanti a impegnarsi per risolvere, e migliorare nel tempo, le problematiche relative alla gestione del territorio al fine di una attenta salvaguardia dell’ambiente.



Artigianato e Turismo

 La crisi del settore artigianato nel 2018 ha abbracciato un po’ tutte le regioni italiane a partire da Umbria, Sicilia, Abruzzo e Basilicata che, in quanto a crescita, registrano le cadute maggiori:

  • Basilicata -1,9%
  • Sicilia e Abruzzo -1,7%
  • Umbria -1,6%
  • Veneto, Calabria e Marche -1,3%
  • Valle d’Aosta -1,2%
  • Piemonte -1,1%

Nella media nazionale, invece, Toscana, Molise e Campania, con tasso di crescita pari a -1,3%. Stanno sotto il punto percentuale, invece:

  • Sardegna ed Emilia-Romagna -0,9%
  • Friuli Venezia-Giulia, Puglia, Lazio e Lombardia -0,8%
  • Liguria -0,6%

Unico a registrare un aumento è il Trentino-Alto Adige con lo 0,2%. A livello provinciale, invece, solo tre città presentano una dinamica non negativa nel 2018: Bolzano con lo 0,6% e Imperia con lo 0,5%.

Le previsioni di crescita per l’artigianato italiano, secondo la Commissione europea, sono moderate e oscillano attorno allo 0,2%. Nel 2019 in Italia hanno chiuso +6500 attività artigiane. 

Quante saranno nel 2020?


Molte attività artigianali vivono in simbiosi con il turismo. La produzione artigianale è un vero e proprio fiore all’occhiello italiano. Spesso però si tratta di piccole realtà locali, artisti che non hanno modo di farsi conoscere e divulgare la loro esperienza e capacità. Ceramica, cesti, lavorazione legno, sughero, oro o cuoio che futuro avrebbero senza il turismo?

L’artigianato è tra i motivi di attrazione per i turisti italiani e stranieri che visitano il nostro Paese e che, per l’acquisto di oggetti artistici e tradizionali, e di prodotti agroalimentari, hanno speso nell’ultimo anno quasi 1.500 miliardi di lire. Il territorio è la materia prima, il turismo è il suo prodotto e l’artigianato, quindi, costituisce uno dei vari motivi d’attrazione per i turisti italiani e stranieri che visitano il nostro paese.

E’ foriero di sviluppo decentrato a forte valenza locale, è in crescita sostenuta (soprattutto nel mezzogiorno) e si connette con lo sviluppo delle infrastrutture, della logistica e del miglioramento dell’ambiente urbano e rurale.
Per l’artigianato il turismo costituisce un mezzo per comunicare su vasta scala le caratteristiche qualitative del prodotto/servizio realizzato, ed allo stesso tempo porta un notevole contributo all’immagine del luogo.
L’artigianato quindi contribuisce a formare ed a qualificare l’offerta turistica in quanto:


• è un attrattore turistico di per sé;
• opera fornendo servizi alla ricettività e all’accoglienza:
• contribuisce a trasformare il territorio in destinazione.

L’artigianato offre numerose motivazioni per soddisfare le esigenze del turista, in quanto permette di:

• conoscere i presidi culturali minori;
• apprezzare il paesaggio urbano o rurale, nei luoghi o nelle città;
• acquistare gli oggetti prodotti dall’artigianato artistico, i souvenir di qualità ed i prodotti di un’attività tipica distrettuale;
• acquistare e degustare prodotti di alimentazione tradizionale e tipici:
• visitare botteghe e siti produttivi (laboratori artigiani, raccolte agricole, piccoli porti);
• partecipare a manifestazioni tradizionali e folkloristiche come feste, fiere, sagre, mercati, processioni, funzioni religiose, giostre,  carnevali, ecc;
• fruire dei servizi alla persona dove risiedono gli elementi fondanti il carattere della popolazione ospite e miranti alla gratificazione ed alla personalizzazione del servizio.

Facendo perno su attività tradizionali come l'artigianato è possibile richiamare visitatori alla ricerca di un’esperienza più genuina, e favorire così un turismo più sostenibile e capace di valorizzare e arricchire la comunità locale.

ATTIVITÀ E ATTRAZIONI

  • escursioni di botteghe e laboratori artigiani
  • visite a mercati
  • visite guidate 
  • corsi artigiani
  • feste tradizionali

ALLOGGIO

  • Alberghi a tema incentrati su artigianato
  • Case a tema incentrati su artigianato

In altre parole una promozione congiunta aiuta a ridurre i costi, e si possono ottenere importanti sinergie promuovendo i rispettivi servizi.


Valore immobiliare e turismo

 La stima del valore di un immobile sul mercato viene spesso erroneamente confusa con il suo valore catastale, la realtà che il suo valore è collegato oltre allo status e alle caratteristiche dell’immobile, soprattutto alla sua geo-localizzazione. A caratterizzare una certa geolocalizzazione c’è sicuramente la sua vicinanza con certe attrattive culturali, ai servizi commerciali, ma anche a tutti quei servizi pubblici e logistici che caratterizzano il successo delle località turistiche (Aeroporti, treni, mezzi pubblici, metropolitane ecc. ecc.).  


Crescita delle compravendite di abitazioni nelle località turistiche. Rispetto al 2017, infatti, nel 2018 le transazioni registrate a livello complessivo sono aumentate del 6,1%, in linea col dato nazionale (+6,5%): in particolare, le località marine hanno fatto segnare +6,4%, quelle montane +4,0%, mentre quelle lacuali il +7,6%.

In cima alla classifica delle principali località per quanto riguarda i prezzi massimi di compravendita di appartamenti top o nuovi nel 2019 troviamo Capri (NA), con valori che raggiungono i 12.700 €/mq. Completano il podio Forte dei Marmi (LU) con 12.600 €/mq e Madonna di Campiglio (TN) con 12.400 €/mq. Santa Margherita Ligure (GE), dopo parecchi anni in vetta alla classifica, scende al quarto posto, seguita da Courmayeur (AO), Cortina d'Ampezzo (BL), Selva di Val Gardena (BZ) e Porto Cervo (SS).


Da questa classifica è evidente che nel nostro paese a creare valore immobiliare è soprattutto il turismo! Ciò vale per le piccole e grandi località turistiche, ma oggi anche per le località urbane grazie agli affitti brevi. 

Analizzando infine il caso di Milano, modello di diversificazione economica, ma negli ultimi anche di crescita e successo turistico negli ultimi anni risulta evidente quanto e come questi due fenomeni fossero strettamente correlati e quanto il valore degli immobili fosse determinato da una crescente domanda certamente legata al aumento di domanda di unità abitative residenziali, ma certamente anche fosse in realtà sostenuto anche da una crescente domanda di affitti brevi tramite AIRBNB, HOMEWAY e BOOKING. 


Prima della diffusione del Covid-19, le previsioni per l’anno in corso prefiguravano un numero di compravendite pari a 612mila, le previsioni di calo per il quarto trimestre porteranno a chiudere l’anno nell’ordine delle 500.000 unità transate, con una flessione a doppia cifra pari al 17,1% nello scenario “base”. Risulta pertanto evidente l’ampia quota di mercato che la pandemia ha eroso.

Milano che, dopo avere assistito a una generale impennata dei prezzi per l’acquisto di un’abitazione negli ultimi cinque anni, il prezzo medio per le unità in vendita a Milano è di 4.756 euro al metro quadro, contro i 3.672 del 2015: il 30% in media in più. Da marzo – evidenzia Immobiliare.it – i consueti aumenti si sono arrestati, portando i valori medi a rimanere fermi di mese in mese. Ottobre però, con lo scoppio violento della seconda ondata di coronavirus, ha segnato un cambio di rotta e il prezzo medio di tutti gli immobili in vendita in città ha perso il 2,2% in un solo mese”,  ottobre mostra un segnale forte e generalizzato a tutto il Paese, ma la vera differenza la faranno la durata dell’emergenza sanitaria, i conseguenti effetti sull’economia, ma anche e soprattutto la ripartenza degli affitti brevi turistici.


Parità di genere nel Turismo

 L’importanza del ruolo della donna nel mondo del lavoro è un fatto riconosciuto. Numerosi sono invero gli studi che dimostrano come il ruolo femminile, sia in ambito lavorativo, sia in ambito economico, finanziario e sociale, abbia un impatto significativo sullo sviluppo e sulla crescita di un Paese. La sostanziale realtà è che la famiglia moderna per poter raggiungere oggi un certo livello di benessere debba avere entrambi i coniugi attivi lavoratori.

In Italia l’impianto normativo esistente sembra garantire una sostanziale parità giuridica per quanto riguarda le regole di accesso al lavoro unitamente alle regole di svolgimento dello stesso e il trend è muoversi in un’ottica di progressiva eliminazione delle discriminazioni fondate sul genere e di adozione di sempre maggiori tutele.  Malgrado tutte queste premesse le norme, da sole, come si evince dai questi dati Eurostat non sono tuttavia sufficienti a garantire una concreta ed effettiva situazione di pari opportunità e di pari trattamento.



Il primo bilancio, "ancora parziale", degli effetti del 'lockdown' primaverile sul mercato occupazionale conta, tra il secondo trimestre del 2019 e quello del 2020, 470.000 posti sfumati (-4,7%) per le donne. E, su 100 impieghi persi al tempo del Coronavirus (in tutto 841.000, secondo dati Istat), quelli femminili "sono il 55,9%", mentre il versante maschile "ha dato prova di maggior tenuta", registrando un decremento del 2,7%. A tirare le somme la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, che ha realizzato un'indagine sulla condizione femminile in questa fase economica di grande difficoltà per il nostro Paese, sottolineando come a subire le penalizzazioni più forti siano state le addette inquadrate con contratti a termine (-327.000, con una discesa del 22,7%).

In primo luogo va evidenziato come, comunque, sulle spalle di circa 3 milioni di madri impiegate si sia assemblato un carico di stress "elevatissimo" perché, a scuole chiuse, hanno dovuto garantire la presenza al lavoro e, nel contempo, assistere la prole impegnata nella didattica a distanza.

  Occupate, in ogni caso, svantaggiate nel periodo di affanno generale, anche perché, argomentano i professionisti, prevalentemente in forze nei settori più funestati dall'emergenza Covid-19: sono stati in larga misura "i servizi, tradizionale bacino di impiego femminile, a pagare il costo più caro", come avvenuto nel "sistema turistico, ricettivo e ristorativo, dove le donne rappresentano la maggioranza dell’organico. 


Il turismo è infatti da sempre uno dei settori che vede più donne impiegate, ma  in Italia è uno dei pochi settori che  vede attive più donne che uomini, donne che spesso sono meritatamente in posizioni preminenti rispetto agli uomini. 


Da considerare infine che il comparto turistico in cui c'è una preponderante maggioranza di lavoratrici è quello dell'intermediazione (agenzie viaggio, tour operator e biglietteria) dove le donne rappresentano il 73% della forza lavoro.  Il comparto dell'intermediazione, in assoluto il più penalizzato tra i vari comparti turistici, è caratterizzato dalle competenze tecniche più specifiche e strategiche per la ripartenza della logistica turistica e della connettività post covid.